Guernica per El Equipo Crònica

Equipo Crònica

Equipo Crònica

L’immagine è stata prelevata da qui http://www.mnav.gub.uy/equipocronica.htm

 

Si riferisce alla mostra che nel 2005 si realizzò al  Museo Nacional de Artes Visuales di Montevideo de la Colección del IVAM del gruppo El Equipo Crònica attraverso opere create tra il 1966 e il 1980.

 

 

Esiste anche il pop critico. Equipo Crònica.

Qualche tempo fa ragionavo con Giuliano Mesa sulla pervasività del pop al di là della dimensione estetica. Si diceva: oggi tutto è pop. Anche le persone… Si scherzava, si esagerava volutamente… Ma cosa vuol dire pop?

Se si trattasse soltanto di una corrente artistica il problema della definizione non sarebbe così difficile. Ormai vi è una bibliografia consistente di un fenomeno ampiamente storicizzato.

Il problema c’è perché ormai pop è diventato un atteggiamento complessivo, ‘psicologico’ oltre che estetico, di fronte alle cose. Forse si tratta di qualcosa in parte paragonabile per pervasività al clima esistenzialista negli anni ’50…

La presunta ambiguità del fenomeno nel suo insieme (nella sua declinazione soprattutto statunitense) si potrebbe riassumere nella questione: ma da che parte stai?

Stai dalla parte del trionfo della merce (nel senso del petrarchesco ‘trionfo dell’amore’) o dalla parte dello shock di una perdita, di una deprivazione di senso subìta?

Molto probabilmente alcuni stavano da una parte e altri dall’altra e bisognerebbe andare a distinguere con precisione a partire dall’esperienza estetica che si fa delle singole opere e confrontare le esperienze…

Ma forse questa domanda non la si può porre così frontalmente alla tradizione americana : il suo realismo ha spesso questo tipo di appiattimento sull’immediato circostante, anche prima del pop. Ci sono casi di anticipazione anche stilistica all’inizio del 900 e sono opere di grande valore. E’ il valore del realismo, di quel realismo.

In un certo senso, e paradossalmente, il pop, come atteggiamento e non come estetica, può essere solo europeo: solo chi sa cosa sono lo spessore psicologico, esistenziale, etico e politico, può tradire tutto questo e diventare pop.

 

Lo hanno fatto ancora negli anni ‘90 i narratori italiani che si sono definiti ‘cannibali’, lo hanno fatto tutti coloro che hanno privilegiato relazioni con l’opera di tipo mercantile e/o esclusivamente narcisistica (si potrebbe dire che certo manierismo, alto o basso, sia anche la modalità narcisistica di esibire la propria capacità stilistica a dispetto del nulla da dire o, che è lo stesso, nel ridire il già detto mille volte come se non fosse più possibile dire altro…).

I manieristi in poesia come i cannibali in narrativa… Il manierismo basso oppure alto, appunto.

 

Il pop come atteggiamento, nel contesto storico che stiamo vivendo, è una forma di nuovo collaborazionismo: è cedere ai valori dominanti nella presunzione che sia giusto che il gusto dominante sia anche il gusto popolare.

 

Come se il popolare (il fatto positivista) fosse libero di scegliere e non condizionato profondamente, oggi più che ai tempi delle religioni primitive e dei sacrifici umani….Come se il dolore fosse caduto al di là del cono del rappresentabile e del dicibile…

Come se oggi popolare volesse dire qualcosa, oltre ad indicare un tipo particolare di palinsesto televisivo…Oltre ad indicare un target o la speranza di un target.

 

Il pop in questo senso, e solo in questo senso, ha provato inconsapevolmente a realizzare il sogno di Hitler a proposito dell’arte degenerata: denunciare l’impossibilità (la presunta arretratezza, assurdità) di immagini che non siano le immagini teofaniche del potere politico, economico e della comunicazione, che non siano quelle raccolte e rese icòne dai suoi simboli.

Il conformismo sociale ha ottenuto la sua dimensione monumentale (non è un caso la preferenza che spesso viene mostrata dagli artisti pop per le dimensione gigantesche e, in generale, per l’ingigantimento).

 

Ecco perché l’unico pop accettabile, a mio avviso, è quello critico: esempi come quello dello storico gruppo spagnolo Equipe Crònica, stanno più che mai a dimostrarlo. Qui il soggetto è assente ma solo per dare spazio alla sofferenza collettiva, non per lasciare tutto il campo all’esibizione del feticcio.

E’ ciò che accade con Guernica – icòna realmente popolare nella memoria spagnola, come sta a testimoniare l’allestimento dello spazio al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid

con il video dei bombordamenti reali, dell’epoca- ridotta ormai ad un fumetto.

 

E non è il fumetto di Lichtenstein…Qui le terribili sequenze del bianco, del nero e dei grigi originari di Picasso vengono violentemente interrotte dal rosso e dal giallo del fumetto: viene violata la precisa intenzione dell’artista di non aggiungere del colore per esprimere, senza alcuna possibilità di consolazione, la tragedia collettiva.

Quel colore da fumetto ora invece è il rinnovarsi della tragedia, questa volta in altro tipo di bombardamento, in altro tipo di immaginario.

B.C.

 

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3 Risposte to “Guernica per El Equipo Crònica”

  1. jacopo galimberti Says:

    Di pop stavo parlando recentemente con Marco Simonelli, un poeta che, contrariamente a quello che se ne puo’ pensare, rifiuta la categoria di pop per le sue poesie. Poi, di fronte a certe evidenze ritratta e, insomma, rivaluta il discorso pop. Quello che ne ho capito è che parlare di pop è molto difficile. Il tuo pezzo a mio parere mostra bene un buon numero di queste diffcoltà, soprattutto quando si cerca di elaborare una discussione estetica in merito al pop.
    Difficoltà metodologiche in primis.

    1) Si tende a identificare il pop a Wahrol e a Lichtenstein, ma in America e in Europa ci furono centinaia di artisti che ripresero il cosidetto pop. In Europa, artisti come Rancillac o Fromanger furono agli antipodi di uno come Warhol e tuttavia furono indiscutibilmente pop.
    2) Le immagini tendono spesso ad avere un grado di ambiguità maggiore rispetto alle parole. O, almeno, cosi’ puo’ sembrare, è un discorso complesso logicamente. Comunque, è spesso difficile stabilire da che parte sta un’immagine. Anche rispetto alle opere di Warhol. Benché tra i ’60 e gli ’80 egli abbia incarnato, forse più che ogni altro, l’americanità trionfante, colonizzatrice, fatua, cinica, etc.vi sono critici che sostengono, con qualche ragione, che alcune sue opere degli inizi avessero una dimensione critica molto forte. L’idea di fondo è che Warhol avesse colto con un realismo malgré lui (penso a Balzac letto da Marx) dei tratti salienti della società americana del suo tempo.
    3) Addentrarsi nel discorso letterario è ancora più difficile perché la categoria pop è spesso mutuata dalla arte visive in modo talvolta un po’ oscuro. Una domanda allora: tu utilizzi la categoria di manierismo, che è qualcosa di diverso dal pop. E, allora, in che rapporto stanno manierismo e pop?
    4) Argan mi pare parlasse di pop come “anarchismo di destra”. La sua lettura ha fatto scuola. Io credo intendesse dire: individualistico, compiaciuto delle propria scarsa cultura, in fin dei conti aristocratico nell’immagine che ha del popolare…Il contraltare che Argan proponeva era l’arte cinetica (detta anche gestaltica). Ma per Argan il pop era l’americanismo trionfante dei primi anni ’60. Per lui, come per molti all’epoca, era pop anche un Rauschenberg che, nel ’64, senza nemmeno essere stato stato esposto alla Biennale, vinse il gran premio sconvolgendo il mondo dell’arte europea.
    5) Ancora più delicato far diventare il pop una condizione sociale e culturale.Tuttavia, per la sua voluta ed esplicita traslazione del concetto, mi pare sia questa la cosa più interessante del tuo scritto. Capisco cosa vuoi dire. Forse, come Calvesi e Eco parlavano di avanguardia di massa per l’ala creativa dell’autonomia, si potrebbe iniziare a parlare degli anni ’80 (e forse dei ’90) come di anni in cui le categorie di un certo fare artistico siano state accolte da altre sfere: l’economia (il neo-managment, spiegato da Boltanski), la politica…

  2. cepollaroarte Says:

    Caro Jacopo,
    dunque, come hai compreso subito, si tratta del passaggio da una categoria ‘estetica’ ad una ‘condizione’ quasi ‘sociologica’…L’imponenza della cultura pop probabilmente si è dispiegata come sociologia più che come estetica: l’atteggiamento pop è la banalizzazione di ciò che era complesso nell’arte pop, così come l’atteggiamento esistenzialista degli anni ’50 era lontanissimo dalla complessità di Sartre o di Heidegger… Ciò che è accaduto negli anni ’60 era solo l’anticipazione di ciò che nel trentennio successivo si sarebbe dispiegato completamente fino ad incrociare senza difficoltà quella che Lyotard ha chiamato ‘condizione postmoderna’.

    1) Ho dedicato il pezzo al gruppo Equipo Crònica proprio perché il pop è anche ‘critico’. E lo è non per la scelta del tema ma proprio nella resa concreta, nel suo modo di concepire la forma artistica. Quindi considera la Marylin di Bernard Roncillac e ritroverai nella disposizione del volto dell’icòna quel dispositivo che inserisce addirittura una distanza critica rispetto allo stesso pop nell’interpretazione di Warhol. Come dire il pop critico a questo punto sembra realizzare una più profonda esperienza di realismo che non è la monumentale celebrazione del conformismo dell’immaginario, ma appunto: figurazione narrativa, come nel caso del francese. E ciò ha delle conseguenze estetiche: la serialità dell’immagine, l’ingrandimento del formato hanno un significato opposto a quello della deformazione dell’oggetto e della sua disposizione spaziale.

    2) Le immagini non sono parole. Ma noi reagiamo alle immagini perché ci vogliono ‘dire’ qualcosa. Warhol inizia la sua carriera come illustratore commerciale e tale esperienza può essere anche considerata in partenza una marcia in più. Le cose non funziano quando al realismo dell’impostazione generale si aggiunge la mistica della teofania della merce.

    3) Per me esistono due tipi di manierismo contemporaneo che si differenziano sostanzialmente dal manierismo storico e dalle sue poetiche (El Greco, insomma, è un’altra cosa: è manierista perché esplora forzando alcuni elementi delle nuove regioni dell’esperienza visiva).
    Il primo tipo di manierismo è quello alto. Lo troviamo nella poesia e lo riconosciamo quando in generale il lettore può avvertire che lo stile sopravanza la cosa da dire. Non ho trovato definizione migliore di questa. Rientra in una sorta di affettazione della competenza che funziona come segnale di status (cultura, classe sociale, ceto, anticipazione di status etc). Se tu adoperi la forma della sestina per non dire granchè fai del manierismo, per intenderci. Questo tipo di manierismo alto è pop perché esibisce una competenza indipendentemente da ciò che esprime: il narcisismo (se vuoi considerarne anche il lato psicologico) ha bisogno di sostanziale conformismo, percorre le strade più sicure (la tradizione metrica) ammiccando magari anche a trasgressioni in ambito morale. Quindi come il pop il manierismo alto risulta alla fine un monumento al conformismo. Una conferma del gusto e dell’immaginario dominante nella comunicazione sociale. La sestina è un monumento a cui si può aggiungere un fumetto ma è la sestina che conta in questa strategia non il fumetto.
    Il manierismo basso è quello che più si avvicina al pop: finge che non esiste altro che ciò che i media propagano come un gas, lavorano con materiali simili, dandosi l’aria di chi ha capito che l’epoca della cultura è finita e che il realismo impone di scimmiottare la falsificazione della realtà compiuta dai media. Ma questa è complicità e ridondanza rispetto ai media che negli ultimi decenni hanno subito da parte loro un processo di estetizzazione.
    Un esempio di manierismo alto è il neometricismo in poesia, un esempio di manierismo basso è la produzione narrativa dei cosiddetti ‘cannibali’ (ma parte del Gruppo 93 conteneva già i germi di entrambe le forme, contro questo tipo di strategie avevo coniato il termine di postmoderno critico).

    4-5. Infatti Rauschenberg è un caso a parte e all’epoca di Argan c’era molta ideologia. Nel senso che oltre a quella vincente oggi ce n’era anche un’altra, che ha perso. Fare a meno delle ideologie forse è possibile solo se si assume la responsabilità del proprio gusto estetico. Forse basterebbe questo: non generalizzare, ripetere che si tratta solo del proprio punto di vista, peraltro provvisorio. E nell’arte se non piace qualcosa non è perché politicamente sbagliata ma perché non piace, mentre ci sono cose che piacciono per i seguenti motivi etc etc….Le cose si complicano quando alcune estetiche rinforzano processi sociologici, in misura ridotta, ma nel caso del pop, in epoca di estetizzazione diffusa, la misura non è stata proprio insignificante… L’estetizzazione della politica oggi più che ieri si avvale di configurazione estetiche che possano coinvolgere l’immaginario. Ma il problema per chi si occupa di arte è sempre innanzitutto valutare sul piano estetico di volta in volta cosa sembra funzionare e cosa no, cosa un’opera ci voglia dire.
    B.C.

  3. davide racca Says:

    Cari Jacopo e Biagio, aggiungo solo qualcosa e qualcosa confermo di questa discussione molto interessante e soprattutto impegnata…

    il pop è una categoria che nasce nella comunicazione di massa e in essa si risolve. completamente, indifferentemente. il pop è la chiara mimesi di ciò che esiste a livello di società dello spettacolo, cultura dell’immagine, industria culturale tout court (poco mi interessano le sovverisoni ironiche, che hanno dimostrato tutto il loro fallimento quando si sono confermate per quel che erano: anticamere dell’alta finanza). la realtà nel pop esiste nella misura in cui è obnubilata dai filrti mediatici che imita. è una citazione che si alimenta di citazioni. in fondo è retorica costruzione del già costruito (di qui la definizione di manierismo che Biagio opportunamente illustra).

    non si esperisce nulla in esso che non sia di seconda, terza o quarta mano rispetto al modello già digerito dai media. in più aggiungo ancora che anche la realtà mediatica è una realtà – ma sarebbe bene distinguerla dalla realtà fattuale.

    questa distinzione nasce d’obbligo appunto quando non siamo più solo nel campo dell’arte (e dico, senza mezzi termini che per me il pop è pura e semplice arte per arte! capace e prona a farsi utilizzare, con i suoi simboli, in senso di propaganda politica!)… allora si avverte il chiaro problema della mistificazione, dell’azione di contraffazione della realtà fattuale, sostituita e nascosta nel deposito oggetti smarriti.

    oggi si dice che la pop art sia democratica perchè tutti la capiscono. mi fermo qui.

    un abbraccio a entrambi
    davide

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