Prima e intorno alla mostra di Napoli del 9 gennaio 2009 (1)

Nel fuoco della scrittura

Il Filo di Partenope,  Napoli, via della Sapienza 4

(zona Museo-via Costantinopoli)

tel. 081295922 – 3388581875

 

La trasmutazione delle parole

 

Più di un amico guardando una mia opera visiva mi chiede se si riesce a leggere le parole che vi sono scritte. Rispondo che anch’io oggi non vi riuscirei. Perché quelle parole, nate come parole spinte e compresse fino a farsi verso, erano destinate a diventare segni mescolati ad altri segni di diversa natura: colore, materia, figura… Insomma erano destinate a collaborare alla costruzione di una forma.

Le parole, tutte le parole, anche le più lise, per la nostra cultura, hanno nella loro genetica qualcosa che si potrebbe definire mitologicamente l’imperium del Verbo, ora sulle mie tavole, vorrei non avessero più quel potere, cessassero il loro muto discorso per le orecchie e si stringessero in un discorso privo di parole, qualcosa che sia solo per gli occhi, visione.

Ma se anche si ricostruisse il senso di quelle parole (e in alcuni casi è possibile esistendo un testo precedente a parte) quel senso non sarebbe, in quanto tale, a dialogare con gli altri segni, perché a farlo sono sempre e solo i segni.

Mi chiedo se questo strano destino delle parole di testimoniare qualcosa che con il senso non c’entra, né con la denotazione, né con chi parla, né con chi a cui si parla, non sia anche un po’ il destino di tutte le parole: ascoltate perché siano fraintese, proferite perché restino lì inascoltate, mosse dal desiderio o dalla ferita proprio quando desiderio e ferita non avranno mai un nome esauriente, definitivo.

Le parole che vorrebbero essere un nome proprio possono anche essere intollerabili.

Divorzio non scelto tra il proprio e le parole, una volta si sarebbe detto tra langue e parole,fino a ritenere che il proprio non sia linguaggio, che sia qualcosa che sta lì, di fronte a chi parla, o dentro a chi parla come suo motore di desiderio o di ferita.

Segno che non rimanda a nulla di preciso e per questo sempre percorribile purchè vi sia l’accensione minima di una risonanza.

(B.C.)

 

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