Open Studio. Figurazione indipendente a cura di Elisa Genna

Mi è molto piaciuta l’idea di Elisa Genna di allestire per il gruppo variegato di artisti che si raccoglie sotto il nome di Figurazione Indipendente, all’interno dei locali dell’Associazione Arti Girovaghe nella milanese via Padova, una mostra particolare.
La particolarità è data dall’idea di portare al pubblico non tanto l’opera in sé isolata quanto il processo della sua produzione, ricostruendo lo studio di ogni artista in pochissimi metri quadrati. E lasciando poi allo spettatore la possibilità di fotografare gli oggetti per poter poi ritrovare le proprie immagini esposte il giorno dopo (domenica 15 maggio 2011) come parte integrante della mostra. E ci si ritrova così nella precarietà e nella provvisorietà degli strumenti del lavoro, della fasi intermedie, nelle tracce che fanno da bozzetto e progetto, oppure dallo spunto iniziale, dall’oggetto-stimolo, dall’embrione e dalla potenzialità dell’intero processo. E’l’idea che l’opera vada letta all’interno di un continuum che non riguarda solo la creazione artistica ma si estende fino a comprendere la vita stessa, la vita concreta che diventa magari materiale bruto da rielaborare, o da seppellire ermeticamente.
 All’interno dello spazio allestito come uno studio multiplo o uno studio condiviso è diventato naturale per lo spettatore-visitatore chiedere all’artista, far domande, esprimere pareri. E questo contatto è avvenuto non solo con immediatezza ma anche con l’assenza totale di cerimonie e banali ipocrisie.
La distanza informativa (ma anche emotiva) che c’è tra le ragioni concrete dell’arte e il pubblico resta ancora piuttosto ampia e ciò nonostante i grandi eventi che sembrano attirare un pubblico numeroso e indiscriminato. Questi fenomeni spettacolari non accrescono la conoscenza delle persone che si mettono pazientemente in coda ma rinforzano solo l’abitudine conformistica a seguire ciò che interessa ai più.
E forse proprio così si spiega l’attuale successo di questi eventi spesso organizzati da grandi istituzioni, al di fuori di qualsiasi contesto di discorso con la città e di qualsiasi continuità culturale visibile e individuabile.
Non sono poche le suggestioni che si ricevono: in una città dove il patinato è diventato lingua ufficiale, sono sempre più rare le occasioni che permettono di imbattersi nella concretezza del lavoro e nella misura umile di ciò che si fa.
Di ciò che davvero si fa e si progetta e non di ciò che si vuole che appaia. Gli artisti sono quattro e meritano ognuno particolare attenzione, avendo alle spalle già un percorso consistente. Mi riprometto di farlo in futuro rimandando per ora per eventuali approfondimenti al loro sito http://figurazioneindipendente.blogspot.com
Gli artisti sono: Luciano Evarchi, Lorenzo Manenti, Carmelo Violi, Maria Turner.

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