Biagio Cepollaro, Una certa idea e pratica di verde. In preparazione della mostra al Movimento Aperto,Napoli

Biagio Cepollaro, Una certa idea e pratica di verde, 2015.

In preparazione della mostra a Napoli

Si tratta di una mostra che comprende 19 opere che si inaugura sabato il 21 novembre 2015 a Napoli, presso lo spazio di Ilia Tufano, Movimento Aperto, in via Duomo 290/C. La cura è di Eugenio Lucrezi , estensore del testo critico.
Il titolo dice come è nato questo ciclo di opere: dalla casuale mescolanza tra il pigmento bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio. Tutto il resto che ne è seguito lo vedo come un leggero e gioioso corollario di questo felice, quanto imprevisto, incontro tra due materie.


Una certa idea e pratica del verde

di Eugenio Lucrezi

Biagio Cepollaro è poeta da sempre, artista visivo da meno di un decennio. Le due attività si iscrivono tuttavia in un solo percorso, che è quello del lavoro iconopoietico delle origini, certificato da Aristotele nella Poetica e praticato dai folti eserciti dei pittori e dei poeti, schierati nel volgere dei secoli, gli uni al fianco degli altri, sotto le insegne della mimesi e della produzione di figure. Finito quel tempo, che ha visto la pittura e la letteratura, nonché la musica, variamente sbizzarrirsi nel riprodurre gli speculari paesaggi della natura e dell’interiorità, è arrivata la modernità, segnata dall’arretramento del soggetto e dalla destituzione dell’Io psichico; la cui possanza è stata rapidamente sopravanzata e annichilita dall’onda irrefrenabile della vociferazione globale, estatico trionfo e insieme messa funebre dell’anomalia umana. A fronte di tale frastuono, sta e tace il Vuoto centrale della Cosa impossibile e reale (Lacan), attorno al quale organizza gli attrezzi l’artista contemporaneo, depositario del lascito delle Poetiche dello Stile che fu: eredità di senso indefinito e indecidibile, che per rarefazione dei contesti e in disseminazione sporadica si fa spazio – regno – del significante. Che più non è luogo di emanazione dei significati a venire, ma segno opaco e splendente che nella fuga dei tempi si è lasciato alle spalle quelli trascorsi.
Che fa dunque un poeta che si vuole pittore nell’era della fine della raffigurazione e del tramonto dello Stile? Cepollaro non si dimentica della Storia, ne abita le macerie e riparte, appunto, dalla catastrofe del senso. Nella sua pratica scrittoria ha sperimentato − nelle redazioni delle più importanti riviste dell’avanguardia, da Altri termini a Baldus; nel lavoro teorico svolto con i sodali del Gruppo 93 − gli ambiti di praticabilità del discorso letterario. Oggi, tra partita persa dell’umano e partito preso delle cose (Ponge), posiziona il suo fare pittorico in prossimità della Cosa muta ed opaca, significante che può di nuovo parlare, emanare senso, proprio per forza di levare, in virtù d’esautoramento della possanza dell’artefice. Una certa idea e pratica del verde è il racconto di questa esperienza, nella quale il pensare e l’agire artistico si trovano a coincidere: nell’avvicinamento accurato ai materiali da conoscere; nell’energia dell’interazione che mira a trasformarli. Ne sortiscono scritture che non tengono a mente il significato, e campi di colore che mutamente brillano. Le opere in mostra sono su tela, talvolta con pannelli telati applicati, talvolta con carta o con garza incollata. I materiali utilizzati sono il cemento, quasi sempre con pasta colla, talvolta l’acrilico, più spesso tempere al tuorlo d’uovo approntate dall’artista con pigmenti, secondo le antiche ricette del Cennini. Il colore a olio è impiegato in misura più modesta. Le superfici vengono incise, graffiate e iscritte con spatole dentate, taglierini e altri attrezzi.
Il verde del titolo risulta dalla combinazione della tempera costruita con i pigmenti del bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio: la mescola dà quel verde brillante in alcuni tratti. Intorno a questo processo che origina il verde gira il maggior numero dei lavori: la cura della Cosa impossibile può toglierle mutezza; il segno opaco può farsi splendente.

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Una Risposta to “Biagio Cepollaro, Una certa idea e pratica di verde. In preparazione della mostra al Movimento Aperto,Napoli”

  1. eugeniolucrezi Says:

    idea e pratica coincidono, è questa la felicità del titolo. così come è importante immaginare la realtà cosale del significante che si lascia alle spalle il significato. mi pare questa un’efficace maniera per dire l’essenziale, e cioè: il significato non preesiste mai all’opera, ma neppure viene generato da questa. piuttosto: il significato cui il segno pare alludere o rimandare è uno sperdimento. è un concetto da approfondire. un concetto più semplice è invece il seguente: poesia non è racconto di un contenuto percettivo o sentimentale o di una cognizione preeesistente al gesto della scrittura, ma è esecuzione di un’esperienza sonora e ritmica che genera figure scritte.

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