Finissage della mostra di Biagio Cepollaro Una certa idea e pratica di verde

 

12265897_1065370890154298_8985887646908397258_o

Una certa idea e pratica di verde

mostra di Biagio Cepollaro

dal 21 novembre al 19 dicembre

presso lo spazio Movimento aperto di Ilia Tufano

via Duomo 290/c, Napoli

 

finissage sabato 19 dicembre alle ore 17.00

 

 

Sabato 19 dicembre, alle 17, alla galleria Movimento Aperto di Ilia Tufano, finissage della mostra di Biagio Cepollaro intitolata “Una certa idea e pratica del verde”, curata da Eugenio Lucrezi.

Nell’occasione ci sarà, dopo quello di apertura, un secondo reading, al quale parteciperà, insieme all’artista e poeta, una folta schiera di scrittori italiani, convenuti per salutare in versi un protagonista della letteratura contemporanea che è anche un attivo operatore visivo, come pochi attento ai punti di intersezione tra parola scritta e segno pittorico. Insieme a Cepollaro, leggeranno Luca Ariano, Carmine De Falco, Giusi Drago, Claudio Finelli, Guido Mattia Gallerani, Carmen Gallo, Costanzo Ioni, Angelo Petrella, Ferdinando Tricarico. Autori di generazioni diverse, ciascuno impegnato in una pratica poetica di forte impegno linguistico, e dunque civile e politico. Più che a un semplice reading, gli appassionati delle arti che interverranno saranno partecipi di un vero e proprio mini-festival dell’attuale poesia nuova e recentissima, del tutto estranea, pur nelle diverse declinazioni, alle inerzie dei linguaggi di massa; del tutto aderente, come i tempi esigono, all’esigenza di fare luce nell’opacità: proprio come il “verde brillante” di Biagio Cepollaro.

 

Una certa idea e pratica del verde di Eugenio Lucrezi

Biagio Cepollaro è poeta da sempre, artista visivo da meno di un decennio. Le due attività si iscrivono tuttavia in un solo percorso, che è quello del lavoro iconopoietico delle origini, certificato da Aristotele nella Poetica e praticato dai folti eserciti dei pittori e dei poeti, schierati nel volgere dei secoli, gli uni al fianco degli altri, sotto le insegne della mimesi e della produzione di figure. Finito quel tempo, che ha visto la pittura e la letteratura, nonché la musica, variamente sbizzarrirsi nel riprodurre gli speculari paesaggi della natura e dell’interiorità, è arrivata la modernità, segnata dall’arretramento del soggetto e dalla destituzione dell’Io psichico; la cui possanza è stata rapidamente sopravanzata e annichilita dall’onda irrefrenabile della vociferazione globale, estatico trionfo e insieme messa funebre dell’anomalia umana. A fronte di tale frastuono, sta e tace il Vuoto centrale della Cosa impossibile e reale (Lacan), attorno al quale organizza gli attrezzi l’artista contemporaneo, depositario del lascito delle Poetiche dello Stile che fu: eredità di senso indefinito e indecidibile, che per rarefazione dei contesti e in disseminazione sporadica si fa spazio – regno – del significante. Che più non è luogo di emanazione dei significati a venire, ma segno opaco e splendente che nella fuga dei tempi si è lasciato alle spalle quelli trascorsi.
Che fa dunque un poeta che si vuole pittore nell’era della fine della raffigurazione e del tramonto dello Stile? Cepollaro non si dimentica della Storia, ne abita le macerie e riparte, appunto, dalla catastrofe del senso. Nella sua pratica scrittoria ha sperimentato − nelle redazioni delle più importanti riviste dell’avanguardia, da Altri termini a Baldus; nel lavoro teorico svolto con i sodali del Gruppo 93 − gli ambiti di praticabilità del discorso letterario. Oggi, tra partita persa dell’umano e partito preso delle cose (Ponge), posiziona il suo fare pittorico in prossimità della Cosa muta ed opaca, significante che può di nuovo parlare, emanare senso, proprio per forza di levare, in virtù d’esautoramento della possanza dell’artefice. Una certa idea e pratica del verde è il racconto di questa esperienza, nella quale il pensare e l’agire artistico si trovano a coincidere: nell’avvicinamento accurato ai materiali da conoscere; nell’energia dell’interazione che mira a trasformarli. Ne sortiscono scritture che non tengono a mente il significato, e campi di colore che mutamente brillano. Le opere in mostra sono su tela, talvolta con pannelli telati applicati, talvolta con carta o con garza incollata. I materiali utilizzati sono il cemento, quasi sempre con pasta colla, talvolta l’acrilico, più spesso tempere al tuorlo d’uovo approntate dall’artista con pigmenti, secondo le antiche ricette del Cennini. Il colore a olio è impiegato in misura più modesta. Le superfici vengono incise, graffiate e iscritte con spatole dentate, taglierini e altri attrezzi.
Il verde del titolo risulta dalla combinazione della tempera costruita con i pigmenti del bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio: la mescola dà quel verde brillante in alcuni tratti. Intorno a questo processo che origina il verde gira il maggior numero dei lavori: la cura della Cosa impossibile può toglierle mutezza; il segno opaco può farsi splendente.

Tag: , , , , ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: