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Finissage della mostra di Biagio Cepollaro Una certa idea e pratica di verde

dicembre 11, 2015

 

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Una certa idea e pratica di verde

mostra di Biagio Cepollaro

dal 21 novembre al 19 dicembre

presso lo spazio Movimento aperto di Ilia Tufano

via Duomo 290/c, Napoli

 

finissage sabato 19 dicembre alle ore 17.00

 

 

Sabato 19 dicembre, alle 17, alla galleria Movimento Aperto di Ilia Tufano, finissage della mostra di Biagio Cepollaro intitolata “Una certa idea e pratica del verde”, curata da Eugenio Lucrezi.

Nell’occasione ci sarà, dopo quello di apertura, un secondo reading, al quale parteciperà, insieme all’artista e poeta, una folta schiera di scrittori italiani, convenuti per salutare in versi un protagonista della letteratura contemporanea che è anche un attivo operatore visivo, come pochi attento ai punti di intersezione tra parola scritta e segno pittorico. Insieme a Cepollaro, leggeranno Luca Ariano, Carmine De Falco, Giusi Drago, Claudio Finelli, Guido Mattia Gallerani, Carmen Gallo, Costanzo Ioni, Angelo Petrella, Ferdinando Tricarico. Autori di generazioni diverse, ciascuno impegnato in una pratica poetica di forte impegno linguistico, e dunque civile e politico. Più che a un semplice reading, gli appassionati delle arti che interverranno saranno partecipi di un vero e proprio mini-festival dell’attuale poesia nuova e recentissima, del tutto estranea, pur nelle diverse declinazioni, alle inerzie dei linguaggi di massa; del tutto aderente, come i tempi esigono, all’esigenza di fare luce nell’opacità: proprio come il “verde brillante” di Biagio Cepollaro.

 

Una certa idea e pratica del verde di Eugenio Lucrezi

Biagio Cepollaro è poeta da sempre, artista visivo da meno di un decennio. Le due attività si iscrivono tuttavia in un solo percorso, che è quello del lavoro iconopoietico delle origini, certificato da Aristotele nella Poetica e praticato dai folti eserciti dei pittori e dei poeti, schierati nel volgere dei secoli, gli uni al fianco degli altri, sotto le insegne della mimesi e della produzione di figure. Finito quel tempo, che ha visto la pittura e la letteratura, nonché la musica, variamente sbizzarrirsi nel riprodurre gli speculari paesaggi della natura e dell’interiorità, è arrivata la modernità, segnata dall’arretramento del soggetto e dalla destituzione dell’Io psichico; la cui possanza è stata rapidamente sopravanzata e annichilita dall’onda irrefrenabile della vociferazione globale, estatico trionfo e insieme messa funebre dell’anomalia umana. A fronte di tale frastuono, sta e tace il Vuoto centrale della Cosa impossibile e reale (Lacan), attorno al quale organizza gli attrezzi l’artista contemporaneo, depositario del lascito delle Poetiche dello Stile che fu: eredità di senso indefinito e indecidibile, che per rarefazione dei contesti e in disseminazione sporadica si fa spazio – regno – del significante. Che più non è luogo di emanazione dei significati a venire, ma segno opaco e splendente che nella fuga dei tempi si è lasciato alle spalle quelli trascorsi.
Che fa dunque un poeta che si vuole pittore nell’era della fine della raffigurazione e del tramonto dello Stile? Cepollaro non si dimentica della Storia, ne abita le macerie e riparte, appunto, dalla catastrofe del senso. Nella sua pratica scrittoria ha sperimentato − nelle redazioni delle più importanti riviste dell’avanguardia, da Altri termini a Baldus; nel lavoro teorico svolto con i sodali del Gruppo 93 − gli ambiti di praticabilità del discorso letterario. Oggi, tra partita persa dell’umano e partito preso delle cose (Ponge), posiziona il suo fare pittorico in prossimità della Cosa muta ed opaca, significante che può di nuovo parlare, emanare senso, proprio per forza di levare, in virtù d’esautoramento della possanza dell’artefice. Una certa idea e pratica del verde è il racconto di questa esperienza, nella quale il pensare e l’agire artistico si trovano a coincidere: nell’avvicinamento accurato ai materiali da conoscere; nell’energia dell’interazione che mira a trasformarli. Ne sortiscono scritture che non tengono a mente il significato, e campi di colore che mutamente brillano. Le opere in mostra sono su tela, talvolta con pannelli telati applicati, talvolta con carta o con garza incollata. I materiali utilizzati sono il cemento, quasi sempre con pasta colla, talvolta l’acrilico, più spesso tempere al tuorlo d’uovo approntate dall’artista con pigmenti, secondo le antiche ricette del Cennini. Il colore a olio è impiegato in misura più modesta. Le superfici vengono incise, graffiate e iscritte con spatole dentate, taglierini e altri attrezzi.
Il verde del titolo risulta dalla combinazione della tempera costruita con i pigmenti del bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio: la mescola dà quel verde brillante in alcuni tratti. Intorno a questo processo che origina il verde gira il maggior numero dei lavori: la cura della Cosa impossibile può toglierle mutezza; il segno opaco può farsi splendente.

Biagio Cepollaro,Icona-54,2015

novembre 8, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-54,2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 40

Biagio Cepollaro,Icona-54,2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 40

L’ inaugurazione e la chiusura della mostra Una certa idea e pratica di verde saranno anche una festa di parole.

novembre 7, 2015

All’inaugurazione della mostra Una certa idea e pratica di verde vi saranno delle letture.

Il 21 novembre sabato  leggeranno con me, oltre  Giusi Drago, i miei amici  napoletani,  orchestrati da Eugenio Lucrezi: Viola Amarelli, Giovanna Marmo, Melania Panico e Antonio Perrone.

Vi saranno letture anche alla chiusura della mostra, il 19 dicembre sabato, con me leggeranno  gli amici Claudio Finelli, Costanzo Ioni, Angelo Petrella e Ferdinando Tricarico.

Spazio Movimento Aperto, via Duomo 290/C Napoli. Dal 21 novembre al 19 dicembre 2015.

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Biagio Cepollaro,Icona-53,2015.

novembre 5, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-53,2015. Tecnica mista cm 40 x 40.

Biagio Cepollaro,Icona-53,2015. Tecnica mista cm 40 x 40.

Biagio Cepollaro,Icona-52, 2015

novembre 1, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-52, 2015. Tecnica mista su tela, cm 40 x 40

Biagio Cepollaro,Icona-52, 2015. Tecnica mista su tela, cm 40 x 40

 

Biagio Cepollaro,Icona-51,2015

ottobre 28, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-51,2015.  Tecnica mista su tela, cm 18 x 24

Biagio Cepollaro,Icona-51,2015. Tecnica mista su tela, cm 18 x 24

Biagio Cepollaro, Una certa idea e pratica di verde. In preparazione della mostra al Movimento Aperto,Napoli

ottobre 22, 2015

Biagio Cepollaro, Una certa idea e pratica di verde, 2015.

In preparazione della mostra a Napoli

Si tratta di una mostra che comprende 19 opere che si inaugura sabato il 21 novembre 2015 a Napoli, presso lo spazio di Ilia Tufano, Movimento Aperto, in via Duomo 290/C. La cura è di Eugenio Lucrezi , estensore del testo critico.
Il titolo dice come è nato questo ciclo di opere: dalla casuale mescolanza tra il pigmento bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio. Tutto il resto che ne è seguito lo vedo come un leggero e gioioso corollario di questo felice, quanto imprevisto, incontro tra due materie.


Una certa idea e pratica del verde

di Eugenio Lucrezi

Biagio Cepollaro è poeta da sempre, artista visivo da meno di un decennio. Le due attività si iscrivono tuttavia in un solo percorso, che è quello del lavoro iconopoietico delle origini, certificato da Aristotele nella Poetica e praticato dai folti eserciti dei pittori e dei poeti, schierati nel volgere dei secoli, gli uni al fianco degli altri, sotto le insegne della mimesi e della produzione di figure. Finito quel tempo, che ha visto la pittura e la letteratura, nonché la musica, variamente sbizzarrirsi nel riprodurre gli speculari paesaggi della natura e dell’interiorità, è arrivata la modernità, segnata dall’arretramento del soggetto e dalla destituzione dell’Io psichico; la cui possanza è stata rapidamente sopravanzata e annichilita dall’onda irrefrenabile della vociferazione globale, estatico trionfo e insieme messa funebre dell’anomalia umana. A fronte di tale frastuono, sta e tace il Vuoto centrale della Cosa impossibile e reale (Lacan), attorno al quale organizza gli attrezzi l’artista contemporaneo, depositario del lascito delle Poetiche dello Stile che fu: eredità di senso indefinito e indecidibile, che per rarefazione dei contesti e in disseminazione sporadica si fa spazio – regno – del significante. Che più non è luogo di emanazione dei significati a venire, ma segno opaco e splendente che nella fuga dei tempi si è lasciato alle spalle quelli trascorsi.
Che fa dunque un poeta che si vuole pittore nell’era della fine della raffigurazione e del tramonto dello Stile? Cepollaro non si dimentica della Storia, ne abita le macerie e riparte, appunto, dalla catastrofe del senso. Nella sua pratica scrittoria ha sperimentato − nelle redazioni delle più importanti riviste dell’avanguardia, da Altri termini a Baldus; nel lavoro teorico svolto con i sodali del Gruppo 93 − gli ambiti di praticabilità del discorso letterario. Oggi, tra partita persa dell’umano e partito preso delle cose (Ponge), posiziona il suo fare pittorico in prossimità della Cosa muta ed opaca, significante che può di nuovo parlare, emanare senso, proprio per forza di levare, in virtù d’esautoramento della possanza dell’artefice. Una certa idea e pratica del verde è il racconto di questa esperienza, nella quale il pensare e l’agire artistico si trovano a coincidere: nell’avvicinamento accurato ai materiali da conoscere; nell’energia dell’interazione che mira a trasformarli. Ne sortiscono scritture che non tengono a mente il significato, e campi di colore che mutamente brillano. Le opere in mostra sono su tela, talvolta con pannelli telati applicati, talvolta con carta o con garza incollata. I materiali utilizzati sono il cemento, quasi sempre con pasta colla, talvolta l’acrilico, più spesso tempere al tuorlo d’uovo approntate dall’artista con pigmenti, secondo le antiche ricette del Cennini. Il colore a olio è impiegato in misura più modesta. Le superfici vengono incise, graffiate e iscritte con spatole dentate, taglierini e altri attrezzi.
Il verde del titolo risulta dalla combinazione della tempera costruita con i pigmenti del bruno scuro di Kassel con il giallo primario ad olio: la mescola dà quel verde brillante in alcuni tratti. Intorno a questo processo che origina il verde gira il maggior numero dei lavori: la cura della Cosa impossibile può toglierle mutezza; il segno opaco può farsi splendente.

Biagio Cepollaro,Icona-50, 2015.

ottobre 21, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-50, 2015. Tecnica mista su tela,cm 18 x 24

Biagio Cepollaro,Icona-50, 2015. Tecnica mista su tela,cm 18 x 24

Biagio Cepollaro,Icona-49,2015

ottobre 17, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-49,2015. Tecnica mista su tela,cm 30 x 40

Biagio Cepollaro,Icona-49,2015. Tecnica mista su tela,cm 30 x 40

Biagio Cepollaro,Icona -47, 2015.

ottobre 8, 2015
Biagio Cepollaro,Icona -47, 2015.Tecnica mista su tela, cm 30 x 40.

Biagio Cepollaro,Icona -47, 2015.Tecnica mista su tela, cm 30 x 40.

Biagio Cepollaro,Icona-46, 2015

ottobre 4, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-46, 2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 20

Biagio Cepollaro,Icona-46, 2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 20

Biagio Cepollaro, Icona-45, 2015.

ottobre 2, 2015
Biagio Cepollaro, Icona-45, 2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 20

Biagio Cepollaro, Icona-45, 2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 20

Biagio Cepollaro, Icona 44, 2015

ottobre 1, 2015

Biagio Cepollaro,Icona-44,2015

Biagio Cepollaro, Icona 44, 2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 40.

Biagio Cepollaro, Icona-43, 2015

settembre 30, 2015
Biagio Cepollaro, Icona-43, 2015. Tecnica mista su tela, cm 18 x 24

Biagio Cepollaro, Icona-43, 2015. Tecnica mista su tela, cm 18 x 24

Tu se sai dire dillo 2015. Quarta edizione

agosto 27, 2015

 

cop

17-18-19 settembre 2015

Galleria Ostrakon

via Pastrengo 15, Milano

 

La rassegna Tu se sai dire dillo, ideata da Biagio Cepollaro e giunta alla quarta edizione, è dedicata alla memoria del poeta Giuliano  Mesa, scomparso nel 2011.

A leggere le sue poesie, oltre a Biagio Cepollaro, vi sarà anche Andrea Inglese.  Quest’anno i temi saranno: l’esperienza di Milanopoesia (1983-1992) raccontata da Eugenio Gazzola e da alcuni protagonisti come l’artista William Xerra, la poetessa Giulia Niccolai e dall’organizzatore Mario Giusti; il festival dei nostri anni  Bologna In Lettere a cura di Enzo Campi ; l’Artventure parigina di Lucio Fontana ricostruita da Jacopo Galimberti, l’opera elettronica di Giovanni Cospito eseguita al Teatro Verdi, situato proprio di fronte allo Spazio Ostrakon.

E ancora avranno spazi dedicati: la figura unica diventata leggenda del poeta-operaio Luigi Di Ruscio tratteggiata da Christian Tito; la nascita del blog  Perigeion e i poeti Massimiliano Damaggio, Antonio Devicienti, Nino Iacovella, Gianni Montieri , presentati da Francesco Tomada, e infine, la poesia di Nadia Agustoni, Giusi Drago, Francesco Forlani, Vincenzo Frungillo, Italo Testa e la prosa di Giorgio Mascitelli.

17 Settembre, Giovedì

ore 18.00

Biagio Cepollaro e Andrea Inglese leggono Giuliano Mesa

ore 18.30

L’artventure parigina di Lucio Fontana a cura di Jacopo Galimberti

ore 19.30

Le poesie di:

 

Nadia Agustoni

Giusi Drago

Francesco Forlani

Vincenzo Frungillo

Italo Testa

 

I racconti di :

 

Giorgio Mascitelli

ore 20.30

Intervallo

ore 21.00  Il pubblico è invitato a spostarsi al Teatro Verdi, di fronte allo Spazio Ostrakon

Opera elettronica di Giovanni Cospito su testi di Biagio Cepollaro

18 Settembre, Venerdì

ore 18.00

Gli anni di Milanopoesia

a cura di Eugenio Gazzola

 

Saranno presenti:William Xerra, Giulia Niccolai, Mario Giusti

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

 

Lettere dal mondo offeso: per Luigi Di Ruscio

a cura di Christian Tito

 

Letture dal romanzo epistolare

Proiezione video

Testimonianze

19 Settembre, Sabato

ore 18.00

Perigeion e i poeti

a cura di Francesco Tomada

 

Massimiliano Damaggio

Antonio Devicienti,

Nino Iacovella

Gianni Montieri

Francesco Tomada

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

Il presente di Bologna in Lettere

a cura di Enzo Campi

“Agit-prop-poetry”, un intervento di Enzo Campi

“Sistemi d’Attrazione”, proiezione di un video montato con i materiali della terza edizione del Festival Bologna in Lettere

“Sì, si può”, recital multimediale con Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Rita Galbucci, Enea Roversi, Jacopo Ninni, Mario Sboarina, Enzo Campi

 

 

 

L’immagine in copertina è di Biagio Cepollaro, Predella-Dittico, dipinto su due pannelli, Tecnica mista su mdf, cm 80 x 50 complessivi,2009.Coll privata, Milano

Allestimento della mostra Le tre vie in otto tele

gennaio 12, 2014

Allestimento della mostra Le tre vie in otto tele

 

Francesco Forlani allestisce la mostra Le tre vie

Francesco Forlani allestisce la mostra Le tre vie

 

Letrevieallestimento

Letrevieallestimento

 

Allestimento della mostra Le tre vie  in otto tele

Allestimento della mostra Le tre vie in otto tele

 

 

Biagio Cepollaro Le tre vie in otto tele Mostra di pittura Galleria Voyelles et Visions

dicembre 23, 2013

Biagio Cepollaro

Le tre vie in otto tele

Mostra di pittura

Galleria Voyelles et Visions

Inaugurazione 9 gennaio 2014   

via San massimo 9  Torino   

 

Le tre vie in otto tele è il titolo della mostra di Torino che si inaugura il 9 gennaio 2014. I colori primari: il rosso, il giallo e il blu. Questi quadri (quattro rossi,due gialli, due blu) sono per me delle tavole di riflessione. I pigmenti per costruire queste tempere all’uovo sono rosso cadmio medio, blu oltremare puro, e bruno scuro di Kassel, mentre il giallo è dato dal giallo Napoli e giallo limone ad olio. Si tratta del mio rosso, del mio blu e del mio giallo. Il nero è anche quello del catrame e il bianco è quello di una pasta che funziona normalmente come colla. I colori primari hanno un valore non solo grammaticale e spirituale, per me hanno anche un valore ‘pratico’: permettono di orientarsi nelle dimensioni dell’esistenza, permettono di sintonizzarsi sulle note fondamentali della vita. Predomina il rosso perché per me le occasioni di descrivere ciò che vivo col giallo o col blu sono più rare. Come se immaginassi la confidenza col rosso come la radice e il giallo e blu come esperienze- limite.Tavole di riflessione dove i segni iscritti e graffiati punteggiano il tempo della pausa in cui le forze si raccolgono e si prova a cogliere il senso del vissuto. O almeno le tonalità primarie, fondamentali.

Biagio Cepollaro Mentre il pianeta ruota Mostra di pittura a Milano, 2 ottobre 2013

settembre 14, 2013

Tu se sai dire dillo 2013

Biagio Cepollaro

Mentre il pianeta ruota

Mostra di pittura

A cura di Fausto Pagliano

con una nota di Italo Testa

Laboratorio 1 aprile via Nicola d’Apulia 12 Milano

2 ottobre  2013

mercoledì ore 18.30

La mostra di Biagio Cepollaro, dal titolo  Mentre il pianeta ruota , s’inserisce all’interno della rassegna dedicata a Giuliano Mesa  Tu se sai dire dillo,  quest’anno alla sua seconda edizione e promossa oltre che dalla Galleria Ostrakon, dal Laboratorio 1 aprile  e dalla Libreria popolare di via Tadino.

La selezione di opere realizzate tra il 2011 e il 2013 è opera di Fausto Pagliano che guida il Laboratorio di pittura 1 aprile. Il titolo della mostra è tratto da una poesia di Cepollaro che costituisce il nuovo work in progress:

il corpo dorme per rigenerare in sé e da sé

gli umori parlanti: saranno liquide le frasi

di giubilo liquidi i richiami e le invocazioni

il corpo fa del sonno una pausa intensamente

viva all’interno della vita mentre il pianeta ruota

Italo Testa da Al gioco delle cose:

Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.

Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.

Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché

[…] ancora

si scrive e si pensa

ancora si fa arte

ma da un’altra parte (Lavoro da fare)

E perché in fondo

[…] senso vivo all’arte

l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)

Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.

http://www.scribd.com/doc/166428595/Biagio-Cepollaro-Catalogo-della-mostra-Mentre-il-pianeta-ruota-2013

Frames e Poiesis. Rassegna di videopoesia in cui il testo pesa quanto il video.A cura di Biagio Cepollaro e Emanuele Magri.

gennaio 29, 2013

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La “videopoesia” appare nella ricerca artistica nell’ambito della neonata, fertile, sperimentale videoarte, e quasi subito si manifesta una linea di ricerca che percorre le relazioni, associazioni, fusioni tra il nuovo linguaggio video e il linguaggio poetico, anch’esso attraversato e scardinato da sperimentazioni e rovesciamenti.

Da allora, la videopoesia, così come la videoarte, si moltiplica in opere, generi, ricerche, forme linguistiche, mezzi tecnici, pratiche creative ecc. Sotto il termine-ombrello si trova caoticamente e fecondamene di tutto: documentari di reading poetici, animazioni video, computer grafica, ecc.

La ricognizione idealmente inizia con due opere “storiche”, assunte quasi simbolicamente come collegamento al passato, dal futurismo in poi, e come premesse dell’oggi:  “the enemy” di Caterina Davinio del 1997 e ”il punto sulla situazione poetica” di Paolo Albani. Seguono 14 opere scelte, tenendo conto anche di caratteristiche di durata e fruizione in una mostra, tra quelle ritenute più significative in due sensi. Innanzitutto, come opere in sé, nel proprio interesse specifico frutto di interrelazione stimolante (per contrasto, equilibrio, scarto etc) tra il linguaggio della poesia (parola, ritmo…) e quello del video (immagine, montaggio, elaborazioni elettroniche….). Ma anche come esempi notevoli di una ricchezza di linguaggio praticata e possibile, delle differenze di oggetto (dall’interiorità alla denuncia sociale), di utilizzo della tecnologia (dalla più sofisticata alla più semplice), di elaborazioni creative (dalla poesia al video o viceversa), di responsabilità autoriale (collaborazione tra poeta e videomaker  ).

Ecco allora il melting pixel di Elena Chiesa, la video cell di Giacomo Verde, le riprese col net book di Biagio Cepollaro, l’animazione in Flash di Paolo Gentiluomo, la mistura di blog, youtube, face book ecc. di Francesco Forlani, la citazione cinematografica di Matilde Tortora, le tecniche di basso livello di Bortolotti, il piano sequenza di Dedenaro, la dissolvenza di Dome Bulfaro,le citazioni scientifiche di Giusi Drago, le sovrapposizioni di Marco Giovenale, il crudo realismo di Alberto

 

La relazione stretta tra il testo poetico e il video (l’eguale rilevanza che i due specifici rivestano per l’opera di poesiavideo) può anche essere considerata una sorta di isotopia. Occorre poter riscontrare lo stesso elemento strutturale e formale con eguale valore semantico in entrambi gli ambiti per poter definire come opera di poesiavideo un determinato lavoro.

Ad esemplificare tale discorso consideriamo soltanto tre casi tra le opere che abbiamo scelto.

Nel caso di Chiesa il testo poetico dice di unione e separazione a livello sintattico e fonosimbolico oltre che propriamente semantico, mentre il video propone contemporaneamente proprio questo tema dell’unione e della separazione attraverso le immagini animate.

Nel caso di Dedenaro il testo poetico consiste in un flusso costante di pensieri esattamente come le immagini del camminare. L’andamento ritmico dei piedi nella camminata ripete l’andamento costante di una sorta di monologo interiore che si manifesta nello scorrere di una scritta che appare in basso sullo schermo.

Nel caso di Bulfaro la tecnica della dissolvenza ripete ciò che il testo poetico dice a proposito del proprio dissolversi, della propria cancellazione.

In definitiva, il rapporto tra video e testo poetico non è all’insegna della mimesi, dell’illustrazione del ‘contenuto’ ma della ripetizione di un elemento formale proprio allo specifico sia del testo poetico che del video, tesa ad arricchire semanticamente lo stesso tema. Il contributo che le due arti si offrono reciprocamente riguarda essenzialmente il proprio piano formale che viene indagato per stimolazione reciproca. Tale contributo formale poi, avendo rilevanza semantica e arricchendo il tema della composizione complessiva, genera un prodotto finale del tutto nuovo. In questo caso il tutto è superiore alla somma delle sue parti.

 

Nel  DVD della mostra, organizzato non per ordine alfabetico o cronologico ma ritmico,sono presenti oltre a due omaggi a opere storiche, quelle di Davinio e Albani,

esempi di proficua collaborazione tra poeta e filmaker

esempi di sconfinamenti che hanno portato poeti ad avvicinarsi al linguaggio video

esempi di filmaker che hanno fatto altrettanto col linguaggio poetico

esempi di perfetto bilanciamento tra le due anime.

In questa mostra ai primi cinque è dedicato un approfondimento attraverso delle postazioni video. Nei prossimi appuntamenti proporremo altri autori e altri ne approfondiremo con postazioni dedicate.  Altre due postazioni sono dedicate ai festival “Trevigliopoesia” con i vincitori di questi sei anni. E a Doctorclip di Romapoesia.

 

Elena Chiesa Metà e metà Durata: 0’59’’

Giacomo Verde  Alle rotaie Poetry Video cell: Pisa 28-01-2011) Durata 3’00”

Biagio Cepollaro.  Poesia in net-book  Durata: 1’

Paolo Gentiluomo, Emanuele Magri, Teo Telloli  

Da “Botanico botanizzato”: Ermaphroditus Etruscus  Durata : 1’.

Francesco Forlani Paysages  2012 Durata: 2’12’’

Matilde Tortora, O. Garofalo (Montaggio)

Alla ricerca della scarpa perduta, 2012 Durata:6’30’’

Paolo Albani  La situazione poetica Durata 1’41”

Gherardo Bortolotti, Andrea Cavalleri

 Bgmole nell’infraordinario (1-12) 2008 Durata: 4’28’’

Caterina Davinio The Enemy da Videopoesie terminali. 1997

Roberto Dedenaro, Meri Gorni,  Raffaele Maria Dolci

vocabolario, alla voce : parola settembre  1998  Durata 2′ 00″

Dome Bulfaro, Alessandro Leone (riprese e montaggio)

Sfumato in punta di piedi contatto n.23 18 aprile 2008 Durata 2’23

Giusi Drago Biagio Cepollaro

Trittico di nessuna profondità 2012 vide Durata: 2’43

Marco Giovenale, Asia Nemchenok Il segno meno  Durata: 4’58’’

Alberto Mori, Gino Ginel Montaggio Eterotopòs ottobre 2005 Durata 3’ 23

Alessandro Broggi, Giuliano Guatta disegni, Codeghini  (editing)

Dirittura.  Durata 2’32”

Mireille Saliba Autoritratto Durata 1’44

 

 

Foto della mostra da verso. transizioni arte-poesia San Carpoforo 2011

ottobre 16, 2011
Italo Testa e Biagio Cepollaro. Mostra di San Carpoforo 2011

Italo Testa e Biagio Cepollaro. Mostra di San Carpoforo 2011

Biagio Cepollaro, Italo Testa, Margherita Labbe. Mostra di San Carpoforo 2011
Biagio Cepollaro, Italo Testa, Margherita Labbe. Mostra di San Carpoforo 2011
 
 
 
 
Biagio Cepollaro mostra di San Carpoforo 2011
Biagio Cepollaro mostra di San Carpoforo 2011
 
 
 
 
 

Oggi 6 ottobre Inaugurazione della mostra da >verso. transizioni arte-poesia

ottobre 6, 2011

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA
DIPARTIMENTO ARTI VISIVE – Scuola di Grafica d’Arte

da >verso. transizioni arte-poesia

6 ottobre 2011, ore 17,30

Inaugurazione della mostra con reading di

Nanni Balestrini, Mario Benedetti, Biagio Cepollaro, Francesca Genti, Massimo Giovenale, Stefano Raimondi,

Italo Testa, Mary Barbara Tolusso.

da >verso transizioni arte-poesia

dal 6 al 17 ottobre 2011
dal lunedì al sabato ore 15,00-19,00

artisti partecipanti:

Barbara Matilde Aloisio, Valerio Ambiveri, Alessandra Angelini,Nino Bacco, Nanni Balestrini, Giuliana Bellini, Tomaso Binga, Anna Valeria Borsari, Nicoletta Braga, Paolo Brunati Urani, Lucia Casavola, Roberto Casiraghi, Biagio Cepollaro, Francesco Correggia, Roberto Dassoni, Alfred De Locatelli, Paolo Di Vita, Gaetano Fanelli, Maria Ferrari, Maria Cristina Galli, Francesca Genti, Chiara Giorgetti, Marco Giovenale, Rosanna Guida, Courtney Gregg, Claudio Jaccarino, Margherita Labbe, Cosmo Laera, Ugo Locatelli, Arrigo Lora Totino, Valeria Manzi, Gastone Mariani, Angela Occhipinti, Simona Palmieri, Laura Panno, Paola Parisi, Rosanna Pellicani, Laura Pitscheider,Giorgio Roggino, Fausta Squatriti, Giacomo Verde, Federico Vescovo, William Xerra.

Il laboratorio da verso. letture e interazioni fra poesia e arti visive, svoltosi presso l’Accademia di Brera negli anni accademici 2009-10 e 2010-11, si chiude con la mostra da verso. transizioni arte-poesia, che si terrà dal 6 al 17 ottobre presso l’ex chiesa di S. Carpoforo, già sede di numerose rassegne artistiche e culturali, oltre che dell’attività didattica del Biennio specialistico in Arti visive. Il laboratorio, curato dalle docenti Anna Mariani e Margherita Labbe e dal poeta Italo Testa, ha ospitato nel 2009-10 reading dei poeti Luigi Ballerini, Mario Benedetti, Francesca Genti, Andrea Inglese, Stefano Raimondi, Italo Testa, Mary Barbara Tolusso, ed incontri con artisti che operano contaminazioni tra parola e immagine, tra arte e poesia: Tomaso Binga, Meri Gorni, Arrigo Lora Totino e William Xerra; nel 2010-11, ospiti del laboratorio sono stati i poeti Nanni Balestrini, Biagio Cepollaro, Giovanna Frene e ancora Italo Testa, il tekno-artista Giacomo Verde, i poeti Luigi Ballerini e Angelo Lumelli, con un seminario sulla lettura del testo poetico, e il critico letterario Alberto
Casadei, con una lezione sulle relazioni fra arte e letteratura nel ‘Novecento. L’esposizione, curata da Anna Mariani, Margherita Labbe e Francesco Correggia, nteressa quarantadue artisti fra cui: artisti docenti intervenuti agli incontri, docenti afferenti alla Scuola di Grafica d’Arte, gli artisti che sono stati protagonisti del laboratorio, artisti che operano ricerche affini ai temi trattati, ed altri che hanno frequentato assiduamente il laboratorio. Nel corso della mostra saranno visionabili le registrazioni di tutti gli incontri realizzate dal videomaker Roberto Dassoni. Di prossima pubblicazione anche il libro che documenterà l’intero laboratorio. L’inaugurazione si terrà giovedì 6 ottobre 2011 alle 17,30 e sarà l’occasione per incontrare alcuni degli autori ospiti del laboratorio, che leggeranno i loro versi: Nanni Balestrini, Mario Benedetti, Biagio Cepollaro, Francesca Genti, Stefano Raimondi, Italo Testa e Mary Barbara Tolusso.Solo al vernissage sarà allestito un set temporaneo di foto-ritratto per poeti, artisti e visitatori, a cura del fotografo Cosmo Laera, docente presso l’Accademia di Brera, e Francesca Genti presenterà la sua performance poetica Fiaba.

Biagio Cepollaro, Mostra e Reading all’Officina Coviello. 14 settembre 2011 0re 18.30

settembre 7, 2011

Biagio Cepollaro, Icona-4, 2009

 14 settembre ore 18.30

Officina Coviello, via Tadino 20, Milano

L’Intuizione del propizio: lettura e mostra di pittura

 

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ho voluto – o anche: questa vita

di me ha voluto così ora che si raccoglie

che mi sembra di non aver più nulla

da fare e non può essere vero: il freddo

è ancora là, uguale, della stessa

misura degli anni trascorsi al caldo.

è ancora là che fa segni dalla finestra

con l’umidità col giallo dei lampioni

con la minaccia di entrare dentro

in ogni momento perché ogni momento

è buono per essere cattivo.

 

La materia delle parole

Avendo scritto poesie per  trent’anni ho considerato le parole soprattutto come delle sonde per l’esplorazione del senso. Il suono, l’immagine che nella mente scorre, la disposizione grafica sulla pagina: il gioco della poesia si svolge nel continuo rimando tra immagine, suono e senso.

Ma cosa accade quando è proprio la materia della parola a presentarsi in primo piano, nell’oblio del significato, nella sparizione del suono? La parola che s’incarna nella materia è diventata già una traccia di pensiero: i  suoi contorni non appartengono più all’invisibilità delle idee ma al sensibile delle materie. La parola diventa cosa tra cose, un pezzo di muro e di mondo, una superficie rugosa iscritta. Queste tracce concrete del pensiero sono come voci semisepolte nelle cose. Sono le parole guardate da fuori, senza la complicità del senso.

Così ho costruito i miei fondi con le tempere all’uovo: fabbricarsi i colori è come inventare  una propria grammatica. E poi, con questo bagaglio di memoria, ho provato ad incontrare le materie della città, ho provato a piegarle a questo mio disegno: il cemento sulla tela, come l’intonaco minerale, come il catrame o il gesso. Il mordente per  legno  l’ho usato come inchiostro. Sopra e dentro queste superfici graffiate ho fatto serpeggiare e restare i frammenti di versi che in quello stesso momento stavano venendo alla luce, nel dialogo col fondo e con la sua resistenza.

 Biagio Cepollaro

(Dal Catologo, introdotto da Elisabetta Longari, delle mostra La materia delle parole, Galleria Ostrakon, Milano, 2011.)

Biagio Cepollaro, Dittico del diluvio, 2011.

giugno 26, 2011
Biagio Cepollaro, Dittico del diluvio-1, 2011. Tecnica mista su tela, cm 50 x 60.

Biagio Cepollaro, Dittico del diluvio-1, 2011. Tecnica mista su tela, cm 50 x 60.

Open Studio. Figurazione indipendente a cura di Elisa Genna

maggio 17, 2011

Mi è molto piaciuta l’idea di Elisa Genna di allestire per il gruppo variegato di artisti che si raccoglie sotto il nome di Figurazione Indipendente, all’interno dei locali dell’Associazione Arti Girovaghe nella milanese via Padova, una mostra particolare.
La particolarità è data dall’idea di portare al pubblico non tanto l’opera in sé isolata quanto il processo della sua produzione, ricostruendo lo studio di ogni artista in pochissimi metri quadrati. E lasciando poi allo spettatore la possibilità di fotografare gli oggetti per poter poi ritrovare le proprie immagini esposte il giorno dopo (domenica 15 maggio 2011) come parte integrante della mostra. E ci si ritrova così nella precarietà e nella provvisorietà degli strumenti del lavoro, della fasi intermedie, nelle tracce che fanno da bozzetto e progetto, oppure dallo spunto iniziale, dall’oggetto-stimolo, dall’embrione e dalla potenzialità dell’intero processo. E’l’idea che l’opera vada letta all’interno di un continuum che non riguarda solo la creazione artistica ma si estende fino a comprendere la vita stessa, la vita concreta che diventa magari materiale bruto da rielaborare, o da seppellire ermeticamente.
 All’interno dello spazio allestito come uno studio multiplo o uno studio condiviso è diventato naturale per lo spettatore-visitatore chiedere all’artista, far domande, esprimere pareri. E questo contatto è avvenuto non solo con immediatezza ma anche con l’assenza totale di cerimonie e banali ipocrisie.
La distanza informativa (ma anche emotiva) che c’è tra le ragioni concrete dell’arte e il pubblico resta ancora piuttosto ampia e ciò nonostante i grandi eventi che sembrano attirare un pubblico numeroso e indiscriminato. Questi fenomeni spettacolari non accrescono la conoscenza delle persone che si mettono pazientemente in coda ma rinforzano solo l’abitudine conformistica a seguire ciò che interessa ai più.
E forse proprio così si spiega l’attuale successo di questi eventi spesso organizzati da grandi istituzioni, al di fuori di qualsiasi contesto di discorso con la città e di qualsiasi continuità culturale visibile e individuabile.
Non sono poche le suggestioni che si ricevono: in una città dove il patinato è diventato lingua ufficiale, sono sempre più rare le occasioni che permettono di imbattersi nella concretezza del lavoro e nella misura umile di ciò che si fa.
Di ciò che davvero si fa e si progetta e non di ciò che si vuole che appaia. Gli artisti sono quattro e meritano ognuno particolare attenzione, avendo alle spalle già un percorso consistente. Mi riprometto di farlo in futuro rimandando per ora per eventuali approfondimenti al loro sito http://figurazioneindipendente.blogspot.com
Gli artisti sono: Luciano Evarchi, Lorenzo Manenti, Carmelo Violi, Maria Turner.

Matias Guerra, Piombo fuso, Atto II, La Camera verde

febbraio 9, 2011

Sabato 12 febbraio 2011

Ore 18.00 inaugurazione mostra di pittura e presentazione del libro

PIOMBO FUSO

Atto II

di

Matias Guerra

Secondo atto di un lavoro che Matias Guerra, porta avanti da diversi anni. Opere che misurano non

solo la forma ma anche il contesto dove esse vogliono agire. Un luogo pittorico, quello che Guerra

costruisce, attraverso un intenso processo della mente, dove l’atto politico è intrinseco all’idea

espressa. Segno e pittura si strappano e si concentrano in linee che portano alla deriva il colore. Non

un muro, ma un rifugio, dopo l’esplosione.

Gians

La mostra si può visitare tutti i giorni, esclusi i lunedì, dal 12 febbraio all’11 marzo 2011

Dalle ore 17.00 alle ore 21.00 (la mattina per appuntamento).

Centro Culturale

LA CAMERA VERDE

Via Giovanni Miani n.20, 20°, 20b -00154 Roma- 3405263877

info@lacameraverde.com www.lacameraverde.com



Matias Guerra Piombo fuso Atto II

Matias Guerra Piombo fuso Atto II