Archive for the ‘In contemporanea’ Category

Biagio Cepollaro Mentre il pianeta ruota Mostra di pittura a Milano, 2 ottobre 2013

settembre 14, 2013

Tu se sai dire dillo 2013

Biagio Cepollaro

Mentre il pianeta ruota

Mostra di pittura

A cura di Fausto Pagliano

con una nota di Italo Testa

Laboratorio 1 aprile via Nicola d’Apulia 12 Milano

2 ottobre  2013

mercoledì ore 18.30

La mostra di Biagio Cepollaro, dal titolo  Mentre il pianeta ruota , s’inserisce all’interno della rassegna dedicata a Giuliano Mesa  Tu se sai dire dillo,  quest’anno alla sua seconda edizione e promossa oltre che dalla Galleria Ostrakon, dal Laboratorio 1 aprile  e dalla Libreria popolare di via Tadino.

La selezione di opere realizzate tra il 2011 e il 2013 è opera di Fausto Pagliano che guida il Laboratorio di pittura 1 aprile. Il titolo della mostra è tratto da una poesia di Cepollaro che costituisce il nuovo work in progress:

il corpo dorme per rigenerare in sé e da sé

gli umori parlanti: saranno liquide le frasi

di giubilo liquidi i richiami e le invocazioni

il corpo fa del sonno una pausa intensamente

viva all’interno della vita mentre il pianeta ruota

Italo Testa da Al gioco delle cose:

Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.

Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.

Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché

[…] ancora

si scrive e si pensa

ancora si fa arte

ma da un’altra parte (Lavoro da fare)

E perché in fondo

[…] senso vivo all’arte

l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)

Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.

http://www.scribd.com/doc/166428595/Biagio-Cepollaro-Catalogo-della-mostra-Mentre-il-pianeta-ruota-2013

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Matias Guerra, Piombo fuso, Atto II, La Camera verde

febbraio 9, 2011

Sabato 12 febbraio 2011

Ore 18.00 inaugurazione mostra di pittura e presentazione del libro

PIOMBO FUSO

Atto II

di

Matias Guerra

Secondo atto di un lavoro che Matias Guerra, porta avanti da diversi anni. Opere che misurano non

solo la forma ma anche il contesto dove esse vogliono agire. Un luogo pittorico, quello che Guerra

costruisce, attraverso un intenso processo della mente, dove l’atto politico è intrinseco all’idea

espressa. Segno e pittura si strappano e si concentrano in linee che portano alla deriva il colore. Non

un muro, ma un rifugio, dopo l’esplosione.

Gians

La mostra si può visitare tutti i giorni, esclusi i lunedì, dal 12 febbraio all’11 marzo 2011

Dalle ore 17.00 alle ore 21.00 (la mattina per appuntamento).

Centro Culturale

LA CAMERA VERDE

Via Giovanni Miani n.20, 20°, 20b -00154 Roma- 3405263877

info@lacameraverde.com www.lacameraverde.com



Matias Guerra Piombo fuso Atto II

Matias Guerra Piombo fuso Atto II

Biagio Cepollaro, La materia delle parole. Inaugurazione il 20 gennaio 2011,ore 18.30, Galleria Ostrakon,via Pastrengo 15, Milano

gennaio 9, 2011

catalogo della mostra

Catalogo della mostra di Biagio Cepollaro,La materia delle parole, Galleria Ostrakon, 2011

Biagio Cepollaro, Inaugurazione della mostra La materia delle parole, 20 gennaio- 5 febbraio 2011, ore 18.30.

Galleria Ostrakon, via Pastrengo 15, Milano.

Catalogo introdotto da Elisabetta Longari.

Dal Catalogo:

Elisabetta Longari

La ritmica di Biagio Cepollaro

Se la poesia è principalmente questione di ritmo, anche per lo sguardo, come tra i primi ha indicato Mallarmé, allora questa pittura di Cepollaro non è che la forma che la sua poesia ha assunto attualmente.Sulle superfici galleggiano isole di testo come fogli o timbri, mentre “viaggiano” parole ridotte a tracce di energia di un corpo che respira sente scrive; ma sono soprattutto le pause che ne scandiscono il senso come il montaggio in un film. La poesia, la scrittura e le parole, allontanatesi dal problema del significato, portano nel corpo di ciò che costituzionalmente sono (e che la semiotica ci ha insegnato a designare come significante) una meteorologia irta di aperture e collassi.I colori svolgono comunque una parte considerevole, sprigionando effetti stranianti: anche se vicini ai primari, sono colori “scomodi”, non pacificati, a volte perfino sulla soglia dello stridore. Figli di un evidente tramestio cui Cepollaro sottopone i materiali più vari.Rosso, nero e giallo-oro evocano sigilli e ceralacche, mentre i formati a volte richiamano il rotolo orientale, senza però mai portare un senso di precarietà e leggerezza; anzi i lavori presentano una durezza un po’ ostica, un effetto pietrificato, come tavole scritte in un enigmatico linguaggio di cui si è perdutala memoria. Niente stele di Rosetta, solamente si susseguono strati su strati, e le parole indistinte formano un brusio sommesso. Suoni. Voci. Timbri. Toni. Non è questa poesia?

I titoli, brevi, hanno per lo più a che vedere con la scrittura e con la letteratura (si veda il recente ciclo La cognizione del dolore, ispirato a Gadda); altrimenti spesso coincidono, o semplicemente incominciano, con un verbo all’infinito (ad esempio Incombere, Squadernare, Redimere il nero). I titoli dei dipinti di Cepollaro contengono quindi a volte l’idea di un’azione che ne sottolinea il valore fenomenologico; però invece sempre portano un’ombra, un rischio.‘Le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo‘, scriveva Rilke, che se non erro era un poeta…

Biagio Cepollaro,Trittico di novembre,2010

Biagio Cepollaro,Trittico di novembre,2010.Tecnica mista su tre tele, cm 100 x 210.

 
 
Biagio Cepollaro: a proposito della mostra  La materia delle parole

 

Avendo scritto poesie per trent’anni ho considerato le parole soprattutto come delle sonde per l’esplorazione del senso. Il suono, l’immagine che nella mente scorre, la disposizione grafica sulla pagina: il gioco della poesia si svolge nel continuo rimando tra immagine, suono e senso. Ma cosa accade quando è proprio la materia della parola a presentarsi in primo piano, nell’oblio del significato, nella sparizione del suono? La parola che s’incarna nella materia è diventata già una traccia di un pensiero: i suoi contorni non appartengono più all’invisibilità delle idee ma al sensibile delle materie. La parola diventa cosa tra cose, un pezzo di muro e di mondo, una superficie rugosa iscritta. Queste tracce concrete del pensiero sono come voci semisepolte nelle cose. Sono le parole guardate da fuori, senza la complicità del senso. Così ho costruito i miei fondi con le tempere all’uovo: fabbricarsi i colori è come inventare una propria grammatica. E poi, con questo bagaglio di memoria, ho provato ad incontrare le materie della città ho provato a piegarle a questo mio disegno: il cemento sulla tela, come l’intonaco minerale, come il catrame o il gesso. Il mordente per legno l’ho utilizzato come inchiostro. Sopra e dentro queste superfici graffiate ho fatto serpeggiare e restare i frammenti di versi che in quello stesso momento stavano venendo alla luce, nel dialogo col fondo e con la sua resistenza. 

 

 

Margherita Labbe, Materiali per visioni, 2009

aprile 7, 2010
Margherita labbe-Materiali per visioni-1

Margherita labbe-Materiali per visioni-1

Margherita Labbe, Materiali per visioni, 2009. Carte e stampe digitali.14 novembre- 5 dicembre 2009. Laboratorio delle Arti di Piacenza.

La relazione tra scultura e fotografia apparve chiara nei lavori ambientali degli anni settanta, in particolar modo quando l’opera d’arte iniziò a costituirsi rappresentazione del proprio spazio espositivo. La mostra di Margherita Labbe al Laboratorio delle Arti dice proprio questo: che la fotografia è estensione di un oggetto sul piano fisico, oltre che visivo; che la piegatura di una costruzione èsoprattutto raddoppiamento, quindi sequenza, sintassi e spaziatura, che tutti questi elementi insieme sono il luogo dell’esposizione. La materia di questa mostra è la carta: dalla carta artigianale o industriale, di pregio o da imballo, l’artista ha ricavato alcune piccole opere costituite da volumetrie parziali che restano aperte, proiezioni in un certo senso, articolazioni di piani realizzati con manufatti minimali, fissati alla parete come ombre o come idee. La materia di Margherita Labbe è la piegatura in sé, intendendo come piegatura la forma sostanziale, che è poi visibile e apprezzabile sul piano tattile, della superficie che si riflette nella sua divisione in due; è la medesima materia della busta e dell’aderenza, della chiusura che rivela e quindi apre, così come dell’apertura che protegge e quindi chiude. L’artista presta una forma, inventa un oggetto, diciamo così, mediante una divisione, ovvero mediante un gesto chesepara, che taglia in due: divide e raddoppia. E questo gesto rimane imprigionato nella forma acquisita, nella sua immobile e fragile fissità, che la foto sancisce, anzi amministra.

Eugenio Gazzola

Fausto Pagliano, da Riflessi, 2010

febbraio 26, 2010
Fausto Pagliano, da Riflessi.

Fausto Pagliano, da Riflessi.

Fausto Pagliano, da Riflessi.
Foto digitale, 2010.

 

Fausto Pagliano, da Riflessi.

Fausto Pagliano, da Riflessi.

Fausto Pagliano, da Riflessi-2.
Foto digitale, 2010.

Fausto Pagliano, da Riflessi.

Fausto Pagliano, da Riflessi.

Fausto Pagliano, da Riflessi-3.
Foto digitale, 2010.

Fausto Pagliano, da Riflessi-4.

Fausto Pagliano, da Riflessi-4.

Fausto Pagliano, da Riflessi-4.
Foto digitale, 2010.

Foto di Michele Zaffarano della mostra Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis, Basilica di S.Ambrogio

febbraio 3, 2010
Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010
Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

 

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Nella foto: Andrea Semerano e Matias Guerra

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

 

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Mostra di Biagio Cepollaro Da strato a strato- Antiquum Oratorium Passionis-Basilica S.Ambrogio- 2010

Nella foto, di spalle: Giancarlo Majorino e Cosimo Mero

Biagio Cepollaro e Giovanni Anceschi: presentazione di Da strato a strato a S.Ambrogio

Biagio Cepollaro e Giovanni Anceschi: presentazione di Da strato a strato a S.Ambrogio

Biagio Cepollaro. Inaugurazione della mostra Da strato a strato-Basilica di S.Ambrogio-2010

Biagio Cepollaro. Inaugurazione della mostra Da strato a strato-Basilica di S.Ambrogio-2010

Foto dell’allestimento della mostra Da strato a strato di Biagio Cepollaro-Basilica di S.Ambrogio, 2010

gennaio 31, 2010
Allestimento della mostra. Franco Tripodi e Fausto Pagliano

Allestimento della mostra. Franco Tripodi e Fausto Pagliano

 

Allestimento della mostra. Franco Tripodi, Fausto Pagliano e Cosimo Mero

Allestimento della mostra. Franco Tripodi, Fausto Pagliano e Cosimo Mero

Allestimento della mostra

Allestimento della mostra

Allestimento della mostra

Allestimento della mostra

Andrea Semerano, Michele Zaffarano e Matias Guerra

Andrea Semerano, Michele Zaffarano e Matias Guerra

Corsi di poesia integrata 2010. Sono aperte le iscrizioni.

dicembre 16, 2009

Il corso di tre mesi è strutturato in incontri settimanali di tre ore e ha luogo a Milano, in via Donatello 33.

Per informazioni scrivere a Biagio Cepollaro poesiaintegrata@hotmail.it

o telefonare al 3394200299

Il sito del Corso di Poesia Integrata

www.cepollaro.it\corso\Corso di poesia integrata.htm

Roberto Casiraghi – Incisi Moti

dicembre 11, 2009
Roberto Casiraghi - Incisi Moti

Roberto Casiraghi - Incisi Moti

 

Roberto Casiraghi – Incisi Moti

Fino al prossimo 19 Dicembre è visitabile in galleria la mostra personale di Roberto Casiraghi – Incisi Moti.

 Siniscalco Arte
Via Friuli 34, Milano
www.siniscalcoarte.com
tel-fax 02 55199958
Apertura: da Martedi a Sabato 10-13, 15.30-19.30

Franco Tripodi, MDO 2009

dicembre 9, 2009
Franco Tripodi, MDO 2009

Franco Tripodi, MDO 2009

Franco Tripodi, MDO 2009.

Collage, pigmenti e carta giapponese su tela, cm 60×80

Galleria Ostrakon , Al di là delle cose. 16 Dicembre ’09- 29 Gennaio 2010

dicembre 7, 2009
liberio reggiani  1995 olio su carta  50x70cm

liberio reggiani 1995 olio su carta 50x70cm

Galleria Ostracon , Al di là delle cose

16 Dicembre 2009-29Gennaio 2010

Mostra a cura di Chiara Gatti

1a Inaugurazione Mercoledì 16 Dic. Ore 19 in via Pastrengo 15, Milano

2a Inaugurazione Venerdì     18 Dic  Ore 19 in via Moscova  66. Milano

Orari: da Martedì a Sabato dalle 15,30 alle 19, 30

Giuseppe Banchieri                                   Giovanni Lopresti

Giancarlo Cazzaniga                                 Giancarlo Ossola

Mino Ceretti                                              Liberio Reggiani

Gianfranco Ferroni                                    Bepi Romagnoni

Franco Fossa                                             Giorgio Rossi

Giuseppe Guerreschi                                 Giulio Scapaticci

Gianfranco Lamon                                    Tino Vaglieri

Una collettiva d’esordio per la galleria Ostrakon nelle sue due sedi di Patrengo 15 e Moscova 66, a Milano.Il nome della galleria non è riferito a nessuna messa al bando o esclusione, ma al bozzetto, alla freschezza del bozzetto. A quei frammenti di pietra che le maestranze egizie, nelle pause di costruzione e istoriazione di templi e tombe, usavano come supporto per gli schizzi.“Tutto l’oro di Tutankamon per un ostrakon”. Così dicevo a me stesso dopo una visita al museo del Cairo. Ne faccio ora il motto e il paradigma programmatico della Galleria.

Preciso che non è pregiudizio contro alcuna forma d’espressione artistica contemporanea, non è preferenza dell’opera dipinta rispetto all’installazione, non è figurazione rispetto a astrazione, non è oggetto rispetto a idea, non è pigmento rispetto a pixel, non è preferenza del locale rispetto  all’internazionale.E’ ambizione di discernimento, di selezione di quelle produzioni, nel vasto panorama artistico che va dagli anni cinquanta del secolo scorso ai tempi correnti, che, se indagate non superficialmente,trasmettono un incanto, quello della poesia.La collettiva che presento è, da questo punto di vista, fondativa.Si tratta di quattordici artisti di formazione comune, addirittura sovrapponibile per alcuni protagonisti del Realismo Esistenziale.I percorsi individuali poi si differenziano, ma la tensione etica, l’idea dell’arte come coinvolgimento, come “esserci” , come chiamata civile, è una costante irredimibile per tutti. Scrive la curatrice Chiara Gatti nel testo in catalogo:…brani di una lucidità struggente. Pezzi di una quotidianità domestica fatta di tavolacci di legno e coltelli dalle lame sbeccate, cucine economiche, sedie impagliate, staccionate mezze rotte, specchi infranti e polli appesi per il collo. Una figurazione di impegno umano, elaborata (e sofferta…) sul campo, ma senza compromessi formalistici, concretizzata in immagini fortemente iconiche; un concentrato in potenza di situazioni di ordinaria tragedia…Quanto agli sviluppi la curatrice scrive:… ricondurre al solo realismo esistenziale gli sviluppi che da questo momento in avanti videro le riflessioni degli artisti milanesi diramarsi verso altre dimensioni sociologiche del realismo stesso, potrebbe sembrare riduttivo…Il riconoscimento di tali sviluppi entro il cono prospettico del realismo esistenziale aiuta tuttavia a comprendere le origini di un sentimento comune, come pure il superamento e il distacco da quello…è innegabile che la dimensione esistenziale tout-court persista in molte ricerche successive. Al di là delle cose. E al di là, anche, di un primo coinvolgimento con le vicende del gruppo. È una predisposizione che aleggia nell’aria…

Dorino Iemmi

Foto dell’inaugurazione della mostra al Laboratorio delle arti di Piacenza

giugno 15, 2009

locandina

 

1

 

 

gruppo2

 

Italo Testa-Biagio Cepollaro

Italo Testa-Biagio Cepollaro

 

Fausto pagliano- Laura Crippa

Fausto Pagliano- Laura Crippa

Biagio Cepollaro- Rosanna Guida

Biagio Cepollaro- Rosanna Guida

Milli Graffi-Biagio Cepollaro-William Xerra

Milli Graffi-Biagio Cepollaro-William Xerra

Giovanni Anceschi-Biagio Cepollaro

Giovanni Anceschi-Biagio Cepollaro

gruppo-oo
W. Xerra- E.Gazzola

W. Xerra- E.Gazzola

 

2
William Xerra-Biagio Cepollaro

William Xerra-Biagio Cepollaro

visitatore-1
visitatore-2
lettura2
Per il videocatalogo della mostra: http://www.youtube.com/watch?v=z8GWUo2Bvns

Fausto Pagliano, Invadenze, 2007

marzo 1, 2009
Fausto Pagliano, Invadenze, 2007

Fausto Pagliano, Invadenze, 2007

Fausto Pagliano, Invadenze, 2007
Elaborazione digitale

Lorenzo Manenti, Perduto Iraq, 2009

febbraio 4, 2009
Lorenzo Manenti, Iraq museum 2003, cm30 x30, gessetto, vernice, sabbia e catrame su fotocopia, riportata su tavola, 2007

Lorenzo Manenti, Iraq museum 2003, cm30 x30, gessetto, vernice, sabbia e catrame su fotocopia, riportata su tavola, 2007

Lorenzo Manenti, Iraq museum 2003, cm30 x30, gessetto, vernice, sabbia e catrame su fotocopia, riportata su tavola, 2007

7–21 febbraio 2009

lorenzo manenti
PERDUTO IRAQ  saccheggio in mesopotamia
a cura di luca pietro nicoletti

officina dell’arte
via martiri di belfiore 1, rho (MI)
vernissage sabato 7 febbraio ore 18
orari: da martedì a sabato dalle 16 alle 19, lunedì e festivi su prenotazione
tel. 3358378227
e-mail artoff@libero.it
videospot PERDUTO IRAQ
www.premioceleste.it/manenti.lorenzo

 

Nel 2008 Lorenzo Manenti ha ideato una installazione a parete di trentadue disegni quadrati 32×32 cm su carta riportati su tavola intitolata Iraq perduto. In ciascuno di questi, Lorenzo ha raffigurato un frammento di scultura proveniente dai depositi dell’Iraq Museum di Bagdad e trafugato durante il conflitto del 2003: le mura dei musei non sono bastate a proteggere quelle testimonianze della fertile civiltà nata fra il Tigri e l’Eufrate. Di quei pezzi, non rimane che una banca dati telematica, una fotografia e, talvolta, una sigla di riconoscimento. Per la prima volta, questo complesso era stato presentato in un piccolo spazio espositivo alternativo chiamato Piscina Comunale in zona Lambrate, a Milano, ma nella sua interezza lo si era potuto vedere soltanto, nell’ottobre 2008, in una mostra a Parigi, Guerre et “paix” a Bagdad, accostato alle ricerche del pittore amerindo Mateo Romero. Il pubblico parigino ne era rimasto molto colpito, definendolo “frappant”. E in effetti, la funzione di questa operazione pittorica era proprio quella di richiamare il fruitore ad una assunzione di responsabilità. Dietro le sembianze delle sculture tramandateci dall’archeologia, infatti, è come se fossero gli uomini di quelle antiche civiltà a risvegliarsi, come se questi volti fossero delle grandi fototessere di uomini di altri tempi, i cui occhi si fissano sul riguardante mostrando, nel frattempo, le proprie generalità (il numero di matricola). Va detto però che, insieme al dispiacere per un patrimonio culturale che si assottiglia, c’è a monte, da parte di Lorenzo, una passione per l’archeologia: già prima di essere letteralmente folgorato dal Medio Oriente, infatti, aveva dedicate delle serie di lavori alla scultura romanica e all’archeologia romana. Rabbia per la devastazione, dunque, ma anche affetto (ma non gusto antiquario) verso l’antico. Bisogna anche sottolineare che, al di là dell’operazione concettuale, il suo è lavoro di pittore, in cui si apprezza soprattutto la fiera e sicura bellezza del segno a carboncino, leggermente sporcato di vernici trasparenti brune, consueta nel suo lavoro recente. Lorenzo, insomma, non si limita a un lavoro di copia, ma risemantizza il soggetto, lo restituisce in uno stile dal tratteggio nervoso e sintetico. Manenti ha scelto la strada della traduzione plastica del soggetto, insistendo soprattutto sull’impatto emotivo dell’immagine, complici le dimensioni considerevoli di buona parte dei suoi lavori. Nelle sue opere, infatti, molti oggetti si trovano ad essere notevolmente aumentati di scala rispetto agli originali, accrescendone senza dubbio l’effetto drammatico. Ma anche su formati più contenuti, come nel composito Iraq perduto, la forza espressiva dell’immagine non ne è diminuita, anzi conserva una intrinseca monumentalità.
Un giorno, probabilmente, i piccoli dipinti non saranno più tutti insieme, prenderanno ciascuno la sua via, verso il collezionismo o verso altre destinazioni (e alcuni sono già per altre strade). Anche da soli, però, abbandonati gli altri frammenti del gruppo, continueranno a ripetere il loro inesorabile memento: per la memoria dello scempio e, forse, per la formazione di una nuova coscienza.

Luca Pietro Nicoletti

 

Renata Petti, MIXED IMAGES, 2008

febbraio 2, 2009
Renata Petti

Renata Petti

Renata Petti, “C’era una volta”2008

mixed digital image

plotter painting on aluminium

cm 120 x 120

Renata Petti

Renata Petti

Renata Petti,“Pausa che non è fine”. 2008

mixed digital image

plotter painting on aluminium

cm 120 x 120

 

Immagini collezionate negli anni come pensieri, riflessioni, appunti di viaggio, diari visivi, still da video, si sovrappongono a materie di pelle e nella stratificazione delle immagini e nella trasparenza, quando l’occhio indaga al di là del visibile, le forme diventano occhi e affiorano, come relitti fossili, visioni corpi colori pensieri, mondi che si intrecciano e si intersecano.

(R.P.)

Un sonetto di Mariano Baino dedicato alle sue opere:

La mano corre a sbilanciate forme

per poi ritrarsi – tattile coraggio

e fuga da quel crudo, quell’informe

che sbraita, mugghia dentro ogni linguaggio.

Se celibe è la macchina o il congegno

è nubile chissà, chissà i profondi

dell’ora psicologica, il disegno

interno delle viscere, gli affondi

di cogito, di istinto negli ingobbi

nodosi della bianca argilla nera…

Si è salvi per le scorze, strani addobbi

del non effondersi…  oh buccia foriera

di sé soltanto, nera o bianca pelle…

(A me lo disse un gran contanovelle…)

 

Mariano Baino

 

Franco Tripodi, Giacomo Leopardi,2007

novembre 28, 2008
Franco Tripodi, Giacomo Leopardi, 2007

Franco Tripodi, Giacomo Leopardi, 2007

Franco Tripodi, Giacomo Leopardi, 2007
Olio su tavola
cm 60×50

Davide Racca, Inorganica vicenda, 2008

novembre 21, 2008
Davide Racca, Inorganica vicenda,2008

Davide Racca, Inorganica vicenda,2008

Davide Racca, Inorganica vicenda,2008

Sabato 22 novembre, dalle ore 18:00

in Camera verde

 (Roma, Via Giovanni Miani 2)

 

Inaugurazione della mostra di pittura e

presentazione del libro

 

INORGANICA VICENDA

 

di Davide Racca

 [ introduzione di Giuliano Mesa ]

 

La camera verde è in Via Giovanni Miani 20 – 00154 Roma

tel. 340-5263877

e-mail: lacameraverde [at] tiscali [dot] it

 

APPUNTI SUL LAVORO – INORGANICA VICENDA

 

 

 

Una via – alcuni punti

 

 

·        I versi sono frammenti del tessuto poetico. Ciò che mi interessa dei versi è la loro icasticità.

 

·        Al di là delle connessioni semantico-timbriche all’interno di una poesia, un verso può vivere anche da solo. Ma diversamente.

 

·        Questo sottrarre verso alla poesia, non è citazione. Fosse così, mi limiterei a trascrivere un verso in un certo modo. Il mio operare sarebbe un copia-incolla. La mia azione artistica si fermerebbe ad una scelta.

 

·        La scelta dei versi è finalizzata ad una loro espansione semantica. Per questi lavori parlerei di – disegni semantici, che cercano di espandere il senso e il significato delle parole al di fuori dal contesto poetico cui ineriscono – in unione con il colore.

 

·        Qui comincia il discorso autonomo della parola e del colore – insieme.

 

·        Le parole sono il limite delle cose. Così i colori. Nel momento in cui qualcosa significa siamo nel limite della cosa significante verso altra cosa. Dunque la parola è un segno che nel suo limite si proietta verso altro. Così il colore, nella sua forma, si getta verso altra forma – ed è allo stesso tempo il proprio limite e il suo attraversamento.

 

·        Il colore resta nella forma e se ne allontana, come la parola nel suo significato – allontanandosi dal contesto originario. In questo modo si cerca un’espansione semantica della parola nel colore e del colore nella parola.

 

·        È andando alla ricerca del segno che trovo un continuo entrare e uscire della parola nel colore, e viceversa.

 

·        L’agglutinazione della parola e del colore fa sì che si legge ciò che si vede e si vede ciò che si legge.

 

·        Si potrebbe dunque pensare ad un’illustrazione delle parole. Ma sarei fuori l’oggetto-visivo che mi interessa. Un’illustrazione è lavoro per immagini di un contenuto di cui si è occupata la parola separatamente. L’illustrazione cerca lo stesso oggetto della parola però scissa dalla parola. Qui, invece, contenuto e forma non vogliono scindersi – come non vogliono separarsi la parola e il colore. La parola è la forma e il contenuto del disegno, come il colore. Parola e colore fanno tutt’uno – divenendo disegno semantico.

 

·        Il metodo di unione è dato dal processo mentale che avvicina i due segni (parola e colore) – influenzandoli reciprocamente. Dal bianco del foglio al colore la parola si immerge,  prendendo lo spazio che necessita per darsi senso. Essa è solcata nel foglio e bruciata.

 

·        L’incisione della parola è la cifra della sua penetrazione nella carta – lì dove l’acqua filtra il pigmento per il water-color, facendo del foglio un unico inseparabile.   

 

·        La sequenza dei fogli – nel contesto del ciclo  – è un’intensificazione di senso dei disegni semantici, che possono prendersi nella loro singolarità e nel loro concatenamento. Ogni disegno è pensato in sé e nella sua appartenenza all’insieme ciclico – come ulteriore espansione e accumulo di senso.

 

Davide Racca

 

 

 

 

 

 

Carmelo Violi, “TV” acrilico su tavola 40×50

novembre 20, 2008
Carmelo Violi "TV" acrilico su tavola 40x50

Carmelo Violi

Carmelo Violi , “TV” , acrilico su tavola 40×50

Francesca Vitale, Filo-1, 2008

settembre 4, 2008
Francesca Vitale,Filo-1,2008

Francesca Vitale,Filo-1,2008

Francesca Vitale, Filo 1, 2008
Immagine digitale

Graffi di luce

Maestrale intaglia residui di pelle – ognuno ha i suoi guai- modella corpo a forma nuova. non è sospiro che ricorda, che lega, ma sradica via ogni velleità . passato e futuro.
qui ed ora, in effetti. tranne la tua voce  pulcinella di mare che restituisce aria all’aria, poi si disperde nel paesaggio. più sei lontana, più ti avvicini, posso toccarti. una carezza alla fine, stremata ogni nostra ragione.
La verità non esiste, non è pane, né acqua, non è riso bianco profumato, è la tua, la mia verità, il buco d’ozono dell’universo, il buco nero. tutto inghiotte.
umano/paradosso, l’essere cosciente perso nell’inconscio prato di margherite dove si posano nel loro unico giorno farfalle.
ali di polvere, poi cenere d’aria.

Da Vento tène, inedito

(F.V.)

Francesca Vitale, Filo 2, 2008

agosto 31, 2008
Francesca Vitale, Filo 2, 2008

Francesca Vitale, Filo 2, 2008

Francesca Vitale, Filo 2, 2008
Immagine digitale

11. Graffiti

 

Dovremmo chiederci di meno o di più? graffire il muro dove raggio incide ombre, screpolature.

Arrivano voci da lontano, sms, telefonate spezzate, cattiva ricezione, pessima recezione.

Chi porta pazienza, chi sparisce e ritorna, Ci sei? Notizie? E ti racconta un’altra tenera menzogna. Chi ti segue da vicino, ha capito – fragile- si può spezzare.

Vicoli bianchi di calce, dove si sparisce strisciando rasente il muro.

Le giornate di giugno sono le più lunghe, luce interminabile, penombra che si attarda sulla soglia,

spiraglio, poi si chiude.

All’alba lo zigzag dei randagi, un cane cieco che mi guarda dritto negli occhi tutte le mattine,

seduto.

Un opaco esistere arriva sul serio da voci lontane, masturbazioni, mestruazioni, meno pausa, pre menopausa, pause di riflessione, vogliti bene, terapeuta, vacci di corsa, mitomanie, abitudini non scardinabili, visite mediche, il brutto tempo,

con pioggia per giunta.

 

Gatto scheletrico

avanza bianco

senza ombra creare.

Da Vento tène (inedito)

(F.V.)

Davide Racca, Mille non è neppure uno ancora, 2007. (3)

agosto 24, 2008
Davide Racca, Mille non è neppure uno ancora, 2007. (3)

Davide Racca, Mille non è neppure uno ancora, 2007. (3)

Davide Racca, Mille non è neppure uno ancora, 2007. (3)
Wathercolor su carta, incisione a fuoco, fogli Fabriano 50×70 cm.

I disegni sono tratti dalla raccolta FADENSONNEN di Paul Celan
In Paul Celan, a cura di Giuliano Mesa, La Camera Verde, Roma 2007.

Matias Guerra, Per il Tiresia, n.4

agosto 23, 2008
Matias Guerra, Per il Tiresia, n.4

Matias Guerra, Per il Tiresia, n.4

Matias Guerra
Per il Tiresia di Giuliano Mesa. N.4

Cartella d’artista, opera unica – Per la Camera Verde.
Anno 2008 – Caffè, acquerello, tempera, sale e gesso.

Matias Guerra, Per il Tiresia, n.3

agosto 16, 2008
Matias Guerra, Per Tiresia, n.3

Matias Guerra, Per Tiresia, n.3

Matias Guerra
Per il Tiresia di Giuliano Mesa. N.3

Cartella d’artista, opera unica – Per la Camera Verde.
Anno 2008 – Caffè, acquerello, tempera, sale e gesso.

Davide Racca, Trappole di luce, 2007

agosto 14, 2008
Davide Racca, Trappole di luce, 2007. (2)

Davide Racca, Trappole di luce, 2007. (2)

Davide Racca, Trappole di luce, 2007. (2)
Wathercolor su carta, incisione a fuoco, fogli Fabriano 50×70 cm.

I disegni sono tratti dalla raccolta FADENSONNEN di Paul Celan
In Paul Celan, a cura di Giuliano Mesa, La Camera Verde, Roma 2007.

Davide Racca, Una parola senza senso, 2007 (1)

agosto 12, 2008
Davide Racca, Una parola senza senso,2007 (1)

Davide Racca, Una parola senza senso,2007 (1)

Davide Racca, Una parola senza senso, 2007. (1)
Wathercolor su carta, incisione a fuoco, fogli Fabriano 50×70 cm.

I disegni sono tratti dalla raccolta FADENSONNEN di Paul Celan
In Paul Celan, a cura di Giuliano Mesa, La Camera Verde, Roma 2007.