Posts Tagged ‘Arte’

Biagio Cepollaro, Icona-55, 2015.

novembre 11, 2015
Biagio Cepollaro, Icona-55,2015.Tecnica mista su tela, cm 30 x 20.

Biagio Cepollaro, Icona-55,2015.Tecnica mista su tela, cm 30 x 20.

Biagio Cepollaro,Icona-48,2015

ottobre 11, 2015
Biagio Cepollaro,Icona-48,2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 40

Biagio Cepollaro,Icona-48,2015. Tecnica mista su tela, cm 30 x 40

Biagio Cepollaro,Icona-40,2014

dicembre 14, 2014
Biagio Cepollaro,Icona-40, 2014 Tecnica mista su tela, cm.20 x 30

Biagio Cepollaro,Icona-40, 2014
Tecnica mista su tela, cm.20 x 30

Biagio Cepollaro, Icona-35, 2014

novembre 26, 2014
Biagio Cepollaro, Icona-35, 2014.  Tecnica mista su tela, cm 30 x 20.

Biagio Cepollaro, Icona-35, 2014.
Tecnica mista su tela, cm 30 x 20.

Biagio Cepollaro, Mostra e Reading all’Officina Coviello. 14 settembre 2011 0re 18.30

settembre 7, 2011

Biagio Cepollaro, Icona-4, 2009

 14 settembre ore 18.30

Officina Coviello, via Tadino 20, Milano

L’Intuizione del propizio: lettura e mostra di pittura

 

……………………………..

ho voluto – o anche: questa vita

di me ha voluto così ora che si raccoglie

che mi sembra di non aver più nulla

da fare e non può essere vero: il freddo

è ancora là, uguale, della stessa

misura degli anni trascorsi al caldo.

è ancora là che fa segni dalla finestra

con l’umidità col giallo dei lampioni

con la minaccia di entrare dentro

in ogni momento perché ogni momento

è buono per essere cattivo.

 

La materia delle parole

Avendo scritto poesie per  trent’anni ho considerato le parole soprattutto come delle sonde per l’esplorazione del senso. Il suono, l’immagine che nella mente scorre, la disposizione grafica sulla pagina: il gioco della poesia si svolge nel continuo rimando tra immagine, suono e senso.

Ma cosa accade quando è proprio la materia della parola a presentarsi in primo piano, nell’oblio del significato, nella sparizione del suono? La parola che s’incarna nella materia è diventata già una traccia di pensiero: i  suoi contorni non appartengono più all’invisibilità delle idee ma al sensibile delle materie. La parola diventa cosa tra cose, un pezzo di muro e di mondo, una superficie rugosa iscritta. Queste tracce concrete del pensiero sono come voci semisepolte nelle cose. Sono le parole guardate da fuori, senza la complicità del senso.

Così ho costruito i miei fondi con le tempere all’uovo: fabbricarsi i colori è come inventare  una propria grammatica. E poi, con questo bagaglio di memoria, ho provato ad incontrare le materie della città, ho provato a piegarle a questo mio disegno: il cemento sulla tela, come l’intonaco minerale, come il catrame o il gesso. Il mordente per  legno  l’ho usato come inchiostro. Sopra e dentro queste superfici graffiate ho fatto serpeggiare e restare i frammenti di versi che in quello stesso momento stavano venendo alla luce, nel dialogo col fondo e con la sua resistenza.

 Biagio Cepollaro

(Dal Catologo, introdotto da Elisabetta Longari, delle mostra La materia delle parole, Galleria Ostrakon, Milano, 2011.)

Rapsodia in bianco

febbraio 20, 2011

Rapsodia in bianco-1

Comincerò dal bianco sul bianco? Bianco per cancellare, pulire, azzerare, fare spazio, fare respiro, fare silenzio, fare traccia, sedimento, fossile, indizio, fare daccapo, ricominciare.

Ed è anche la differenza minima, lo scarto che non percepisci mai e che ora sei costretto a percepire, è la sorpresa di ciò che uno ritiene di sapere già e che scopre di non sapere. Il bianco su bianco è il pregiudizio, è lo smascheramento del pregiudizio, della presunzione. Ed è anche spostamento della neve, mutamento locale della temperatura, neve fresca neve secca, neve con sole neve nella nebbia, striature di giallo, striature di blu, bianco che copre, bianco che scopre.

Bianco perché se c’è un segno è quello che ha resistito ed è rimasto: quindi bianco solo alla fine, dopo l’impasto. Ciò che resta è ciò che traspare dal bianco, che si vede lo stesso, che si vede nonostante. Bianco è ciò che resta dopo che il nuovo inizio è già cominciato: bianco non è mai bianco. L’ossessione del bianco della pubblicità: lavare tutti i peccati, il bianco che più bianco non si può perché può lavare anche l’anima di chi indossa il bianco per eccellenza … In realtà il bianco su bianco è solo presunto, il bianco su bianco dice che non si trattava di bianco ma di qualcosa che assomigliava già al grigio. E a me interessa proprio quel grigio scoperto, smascherato, imprevisto. Perché quel grigio viene dalla pesantezza di un bianco mai raggiunto ma solo presunto, appunto. Ma il bianco su bianco dice anche la relatività della conquista e della purezza. La relatività della posizione, della certezza. A questo movimento di smascheramento e di relativizzazione non ci sarà mai fine.(B. C.)

Biagio Cepollaro, Lingua-1, 2010

giugno 16, 2010

Biagio Cepollaro, Lingua-1,2010

Biagio Cepollaro, Lingua-1,2010


Biagio Cepollaro, Lingua-1,2010
Dipinto su mdf, cm 40 x 150.
Tecnica mista.

Biagio Cepollaro, Per Gadda-3, 2010

marzo 9, 2010

 

Biagio Cepollaro, Per Gadda-3, 2010

Biagio Cepollaro, Per Gadda-3, 2010

Biagio Cepollaro, Per Gadda-3, 2010
Dipinto su mdf, cm 100 x 70.
Tecnica mista.

Video Catalogo della mostra di Biagio Cepollaro all’Oratorio della Passione-Basilica di S.Ambrogio a Milano

gennaio 22, 2010

Video Catalogo della mostra Da strato a strato di Biagio Cepollaro
Antiquum Oratorium Passionis
Basilica di S.Ambrogio Milano
28-31 gennaio 2010
Immagini
di Biagio Cepollaro
Versi tratti da Da strato a strato,
La Camera verde, Roma, 2009
Introduzione di Giovanni Anceschi
Musica: Strato-3 di Giuseppe Cepollaro
Info: soundconcept@hotmail.it
Info: biagiocepollaro@tin.it
http://www.cepollaro.it
https://cepollaroarte.wordpress.com/
videoproduzione http://www.cepollaro.it

Inaugurazione e presentazione del libro Da strato a strato: 28 gennaio, giovedì, ore 18.30 all’Oratorio della Passione-Basilica di S.Ambrogio a Milano.
La mostra è visitabile fino al 31 gennaio dalle ore 15.00 alle 19.00.

Inaugurazione della mostra Da strato a strato. Comunicato stampa

gennaio 14, 2010
Locandina Mostra Da strato a strato a S.Ambrogio 28 gennaio 2010

Locandina Mostra Da strato a strato a S.Ambrogio 28 gennaio 2010

COMUNICATO STAMPA- INAUGURAZIONE A S.AMBROGIO

28 gennaio 2010 ore 18.30

Oratorium Antiquum Passionis -Basilica di S.Ambrogio, Milano

La mostra è aperta fino al 31 gennaio ed è visitabile ogni giorno dalle 15.00 alle 19.00

Biagio Cepollaro, Da strato a strato: dal libro alla mostra.

 Presentazione di Giovanni Anceschi

Da strato a strato è il titolo di un libro e di una mostra.

Raccoglie 21 immagini di quadri e 21 stanze di un poemetto. Testi e immagini nate contemporaneamente, parole che si sono coagulate sulla pagina e parole che hanno dialogato con i materiali della pittura, diventando segni tra segni.

Le parole della poesia sono leggibili, stampate in un libro: possono essere lette ad alta voce chiamando chi ascolta al significato, le parole che sono diventate segni possono in un certo senso essere viste per quelle che sono: tracce su legno o su tela di movimenti della mano e della sua intensità nell’insieme di altri gesti e di altre tracce.

Ho voluto scrivere sul cemento, sul gesso, sul pigmento, sul catrame. Non solo sulla carta. Le parole, diventate illeggibili ma non irriconoscibili, ai miei occhi hanno conquistato un senso che non avevano: si sono incarnate, sono diventate, con i colori e con le materie, elementi della composizione complessiva: le parole, insomma, sono nel quadro, sono il quadro. E’ stato come uscire dall’astrazione e dal mentale del linguaggio. E’ stato come esplorare la lingua delle cose, la lingua muta ma espressiva di quell’immenso mondo extra-verbale che una volta era la Natura e che oggi è la Città, dove non tanto la tecnica regna, ma il caso, spesso, violento e talvolta sorprendentemente bello. Ecco perché il catrame, il cemento e il gesso, e, insieme, l’acrilico, il pigmento e l’antica tecnica della tempera all’uovo. Per provare con mezzi elementari ad indicare la complessità che non si lascia dire.’

‘Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer – fra l’altro – della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale  e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.

Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioé, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioé, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estesici.’ (Giovanni Anceschi, La scrittura rinnegata)

‘It’s hard to imagine a time when only landscapes and portraiture were the order of the day. We are surrounded by so many kinds of art today, that considering any restraints is nearly impossible. Here we are in the 21st century, where using words, letters, marks and gestures is quite common. Writing has become such an integral part of many an artist’s oeuvre. One such artist is Biagio Cepollaro. In some of his work, there’s the enigma of seeing legible words without being able to understand them, which makes us wonder what he’s saying; what ideas are being proffered. In other works, it’s only the gesture of writing that he captures and he uses that as construction, with no intention of conveying a meaning. But whether readable or not his compositions are all about writing and marks. Instead of looking at a still life or landscape, here we are appreciating something totally human; a man’s thoughts and gestures.’ (Dean Aldrich , Words and Mark Making )

Biagio Cepollaro (Napoli, 1959) che ha prodotto in un trentennio di attività poetica libri come la Trilogia 1985-1997 (Scribeide, Luna persciente, Fabrica) e i più recenti Versi Nuovi (2004) e Lavoro da fare (2006), in questa fase della sua vita si è dedicato intensamente all’attività pittorica, portando in tale ambito tutta l’esperienza compositiva e la sensibilità per i segni della poesia.

Due libri, editi da La Camera verde di Roma, illustrano il suo lavoro artistico: Nel fuoco della scrittura (2008), titolo omonimo delle mostre a Roma (La Camera verde,2008), Napoli (Il filo di Partenope,2009), Piacenza (Laboratorio delle Arti,2009) e Milano (Archi Gallery,2009) e Da strato a strato (2009).

La rivista il Verri (n.41, 2009)gli ha dedicato la copertina.

Sono intervenuti criticamente sul suo lavoro pittorico: Giovanni Anceschi, Introduzione a Da strato a strato, La Camera verde, Roma, 2009), Ottavio Rossani, Corriere della sera.it ; Paola de Ciuceis, Il mattino di Napoli, 15 gennaio, 2009; Rosanna Guida, Italo Testa, Davide Racca.

 

Info: www.cepollaro.it

biagiocepollaro@tin.it

Biagio Cepollaro, Quattro opere in mostra, Camera verde,14 novembre 2009

novembre 12, 2009
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Giovanni Anceschi sul lavoro pittorico di Biagio Cepollaro

ottobre 18, 2009

Anticipo qui l’Introduzione al libro Da strato a strato in corso di pubblicazione presso La Camera verde di Roma.
Si tratta di un libro che raccoglie 21 immagini di dipinti su tavola e 21 testi poetici. (B.C.)

Scrittura rinnegata
Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer – fra l’altro – della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.
Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioé, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioé, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estesici.
Perché, alla fine, Cepollaro è uno scrittore rinnegato. Cepollaro è felicemente diventato a tutti gli effetti un pittore.
E per fissare il manifestarsi della sua constatazione di essere cambiato farò ricorso alla pratica dubitosa ma croccante dell’aneddoto: alla sua bella mostra, fatta al Laboratorio delle Arti di Piacenza, dopo il dialogo con Rosanna Guida e Italo Testa, io gli ho fatto una richiesta: gli ho chiesto di leggere ad alta voce, le sue opere pittoriche, usandole come partiture della performance di secondo grado… Poesia-pittura e ritorno. Ma Biagio ha proprio recalcitrato e si è impuntato, e questo non come un essere smarrito di fronte a una incapacità, ma al contrario come un essere equipaggiato di una definitiva certezza ontologica. Era cioè un’entità posta di fronte a una impossibilità.
La scrittura insomma è rimasta indietro, preliminare traccia procedurale. I quadri bisogna a questo punto guardarli e goderne rigorosamente senza leggerli, viene da dire. Bisogna godere delle materie, delle trasparenze, dei colori. Dei valori plastici e spaziali, gestuali e timbrici.
Scrivendo – come sto facendo io ora – si è però ineluttabilmente tirati giù nel gorgo del verbale come capita alla formica quando incappa nel grillotalpa e – a conferma, peraltro di quanto vedo e sento – non posso fare a meno di aggrapparmi a quella soglia del testo plastico e pittoriale che è il titolo. Come il bugiardino dei farmaci il titolo è un’istruzione per l’uso. “Grande quadro”, “Pala”.” Polittico”, “Predella”, avanzano l’istanza di iscrivere i lavori di Biagio addirittura nella Storia dell’arte, mentre “Iniziando dal rosso”, “Verso il rosso”,”Redimere il nero”, “Quello che c’è nel nero”, e “Al di là del bianco”, fanno evoluzioni intorno all’elemento certamente principale della pittura e cioè il colore. I suoi lavori si presentano talvolta come “Icone”; non però quelle della semiotica ma quelle delle ritualità mistiche della confessione ortodossa. Perché sono soprattutto “Tabulae” dell’anafora e praticamente mai sono figure della raffigurazione.
E infine i titoli ci dicono anche che cosa è rimasto della scrittura. Della linearità e della sequenzialità della scrittura è rimasto il tempo. C’è un titolo che dice: “Squadernare” (e non “Squadernato”), un altro che dice: “Intanto”, uno: “Nel prima il poi”, un altro: “Spirito in costruzione”, e poi esplicitamente: “Tempo che viene”.
E, infine, della poesia è rimasto qualcosa? Io direi che è rimasta la sostanza: i greci dicevano poiéin e Biagio parla sempre di fare un quadro.
Giovanni Anceschi, 2009

Biagio Cepollaro, Tamburo di Shiva-2, 2008

agosto 11, 2008
Biagio Cepollaro,Tamburo di Shiva-2,2008

Biagio Cepollaro,Tamburo di Shiva-2,2008

Biagio Cepollaro, Tamburo di Shiva-2, 2008
Stampato su tela cm 29,7 x 42.
Intervento successivo con tecnica mista.

In esposizione dal 20 settembre 2008 presso La Camera Verde, Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
Cell. 340 5263877
e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it
www.lacameraverde.com

Matias Guerra, Per il Tiresia di Giuliano Mesa, n.2

luglio 25, 2008
Matias Guerra,Per il Tiresia di Giuliano Mesa. N.2

Matias Guerra,Per il Tiresia di Giuliano Mesa. N.2

Matias Guerra
Per il Tiresia di Giuliano Mesa. N.2

Cartella d’artista, opera unica – Per la Camera Verde.
Anno 2008 – Caffè, acquerello, tempera, sale e gesso.

Biagio Cepollaro, Tui, 2008

luglio 9, 2008
Biagio Cepollaro, Tui, da Prima serie dei Trigrammi,2008

Biagio Cepollaro, Tui, da Prima serie dei Trigrammi,2008

Biagio Cepollaro, Tui, da Prima serie dei Trigrammi,2008
Stampato su carta telata A4.  Interventi successivi con tecnica mista

In esposizione dal 20 settembre 2008 presso La Camera Verde, Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
Cell. 340 5263877
e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it
www.lacameraverde.com

Esposizione della prima serie de L’Incombere delle cose,2008 di Biagio Cepollaro

giugno 4, 2008

Biagio Cepollaro,l\'incombere delle cose1-2

Biagio Cepollaro, L’incombere delle cose,2008. Prima serie, secondo pezzo.

Venerdì 6 giugno, ore 21.00 al CAM, via Garibaldi 27, Milano

Esposizione minima della prima serie de L’Incombere delle cose,2008 di Biagio Cepollaro all’interno della rassegna di poesia Canti e discanti curata da Adam Vaccaro e Giuliano Zosi.

La serie è composta da 3 pezzi stampati su carta pergamena, formato A4. Interventi successivi. Tecnica mista.

Info:

biagiocepollaro@tin.it

cell: 3394200299

www.cepollaro.it

 

 

L’idea della materia

giugno 2, 2008
 

Le nuove tecnologie ci restituiscono, attraverso la digitalizzazione, la riduzione in numero di immagine, colore, suono, parola…Ci propongono una separazione tra materiale e materia: il materiale con la sua prolissità tattile e la materia come configurazione quasi-ideale di un concetto.

 

 

Quando il processo della creazione comincia con la scansione digitale di una superficie precedentemente lavorata e disposta ad entrare nel futuro lavoro estetico, quando il processo della creazione termina con l’intervento ‘a mano’ (con tecnologie precedenti) di questa stessa superficie (ma all’origine vi può anche essere un oggetto tridimensionale), in mezzo e alla fine del processo si sono realizzate due elaborazioni compositive decisive: quella al computer e quella sulla stampata finale.

Alla fine conta il supporto, la reazione del supporto ai due tipi di intervento. Il supporto è la sintesi finale: è la materia che si è configurata a partire dal materiale ma che ha provato, per quanto ha potuto, ad evitarne le prolissità. Il numero caratterizzante il digitale qui non è più semplificazione e appiattimento, né resa alla virtualità, ma semplicemente acquisizione in dialogo di tecnologie più recenti. L’essenziale comunque non è nel materiale, forse non lo è mai stato: l’essenziale è forse qui nell’idea di materia che si riesce ad esprimere.

(B.C.)

 Biagio Cepollaro, Chen,2008.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biagio Cepollaro, Chen,2008. Prima serie dei Trigrammi.

Stampato su carta telata A4.  Interventi successivi con tecnica mista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biagio Cepollaro,L’Inizio,2008

giugno 2, 2008

Biagio Cepollaro, L’Inizio. Prima serie dei Trigrammi,2008.

Stampato su carta telata A4. Interventi successivi. Tecnica mista.

In esposizione dal 20 settembre 2008 presso La Camera Verde, Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
Cell. 340 5263877
e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it
www.lacameraverde.com

Prima serie dei Trigrammi:Kun

giugno 2, 2008

Biagio cepollaro,Prima serie,Kun,2008

Biagio Cepollaro, Prima serie dei Trigrammi, Kun, particolare,2008

Stampato su carta telata A4. Interventi successivi. Tecnica mista

In esposizione dal 20 settembre 2008 presso La Camera Verde, Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
Cell. 340 5263877
e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it
www.lacameraverde.com

Lo strumento restituito alla sua origine

giugno 2, 2008

Quando la scrittura non è più uno strumento di comunicazione, un codice, un veicolo, quando non è neanche un segno indecifrabile decaduto ad oggetto, diventa materiale di costruzione che ai miei occhi rimanda direttamente alla relazione con il mondo. Il pensiero sulla scrittura ha sempre connesso  i diversi sistemi di codificazione alle cose da dire, raccontare, calcolare. Ma quando uno strumento viene restituito alla sua origine, quando non si proietta più nel passato remoto una mentalità economica che è invece moderna, accade di fare una strana esperienza della scrittura.

Non è vero che questa esperienza ha a che fare solo con l’autoreferenzialità del segno o alla sua concretezza. L’esperienza che ho fatto è di comunicare, attraverso questo fuoco della scrittura, con la nudità fondamentale dello stare al mondo, nudità tanto culturale quanto creaturale.

Da questo punto di vista la storia e la storicità dei segni appaiono come modalità di ricostruzione di un’esperienza collettiva possibile, solo possibile.

Ciò che la storia non ci racconta è il segreto individuale di ogni singola creatura alle prese con i suoi mostri e con le sue speranze.

Una sorta di anteriorità, di lato nascosto, di lato concavo dell’atto dello scrivere che ho la sensazione di ripercorrere facendo questi segni, questi lavori.

E’ una scrittura che spesso ha avuto per me il sapore dell’ex-voto. Anche in questo caso ciò che conta non è la pittografia del gesto di ringraziamento o di implorazione ma l’esperienza del gesto del ringraziare e dell’implorare attraverso una sorta di scrittura oggettuale…

(B.C.)

Nel fuoco della scrittura

maggio 31, 2008

 

 

 

 

prima serie dei Trigrammi

 

Biagio Cepollaro, Ch’ien, Prima serie dei Trigrammi,2008.

Stampato su carta telata A4. Interventi successivi tecnica mista.

 

 

C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto. E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.

L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia. Tale sedimentazione è già immagine e visione: quando ciò che conta non è la sua funzione informativa né quella espressiva ma il fisico esserci, il segno di un’invocazione ripetuta, di un’apertura del cuore, di una speranza.

Quando questo fisico esserci è già struttura compositiva, è già senso al di là del significato.

E’ la danza della parola che come per la danza dei dervisci gira in tondo: non è più importante il corpo che si muove, la figura della danza, ma ciò che di questo movimento resta, la scia di un abbandono estatico. E c’è in questo tipo di danza un‘intenzione cosmologica e cosmogonica, il danzatore, ad esempio, mima il moto dei pianeti muovendosi in senso antiorario sul proprio asse.

Anche l’atto dello scrivere può avere la stessa intenzione quando riporta sul piano l’organizzazione di un suono. Millenni testimoniano questa possibilità. Scrivere dimenticando per poter ancora scrivere, come si ara un terreno, nell’estenuazione dell’andare e del venire, del sorgere e del tramontare.