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Video Catalogo della mostra di Biagio Cepollaro all’Oratorio della Passione-Basilica di S.Ambrogio a Milano

gennaio 22, 2010

Video Catalogo della mostra Da strato a strato di Biagio Cepollaro
Antiquum Oratorium Passionis
Basilica di S.Ambrogio Milano
28-31 gennaio 2010
Immagini
di Biagio Cepollaro
Versi tratti da Da strato a strato,
La Camera verde, Roma, 2009
Introduzione di Giovanni Anceschi
Musica: Strato-3 di Giuseppe Cepollaro
Info: soundconcept@hotmail.it
Info: biagiocepollaro@tin.it
http://www.cepollaro.it
https://cepollaroarte.wordpress.com/
videoproduzione http://www.cepollaro.it

Inaugurazione e presentazione del libro Da strato a strato: 28 gennaio, giovedì, ore 18.30 all’Oratorio della Passione-Basilica di S.Ambrogio a Milano.
La mostra è visitabile fino al 31 gennaio dalle ore 15.00 alle 19.00.

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Inaugurazione della mostra Da strato a strato. Comunicato stampa

gennaio 14, 2010
Locandina Mostra Da strato a strato a S.Ambrogio 28 gennaio 2010

Locandina Mostra Da strato a strato a S.Ambrogio 28 gennaio 2010

COMUNICATO STAMPA- INAUGURAZIONE A S.AMBROGIO

28 gennaio 2010 ore 18.30

Oratorium Antiquum Passionis -Basilica di S.Ambrogio, Milano

La mostra è aperta fino al 31 gennaio ed è visitabile ogni giorno dalle 15.00 alle 19.00

Biagio Cepollaro, Da strato a strato: dal libro alla mostra.

 Presentazione di Giovanni Anceschi

Da strato a strato è il titolo di un libro e di una mostra.

Raccoglie 21 immagini di quadri e 21 stanze di un poemetto. Testi e immagini nate contemporaneamente, parole che si sono coagulate sulla pagina e parole che hanno dialogato con i materiali della pittura, diventando segni tra segni.

Le parole della poesia sono leggibili, stampate in un libro: possono essere lette ad alta voce chiamando chi ascolta al significato, le parole che sono diventate segni possono in un certo senso essere viste per quelle che sono: tracce su legno o su tela di movimenti della mano e della sua intensità nell’insieme di altri gesti e di altre tracce.

Ho voluto scrivere sul cemento, sul gesso, sul pigmento, sul catrame. Non solo sulla carta. Le parole, diventate illeggibili ma non irriconoscibili, ai miei occhi hanno conquistato un senso che non avevano: si sono incarnate, sono diventate, con i colori e con le materie, elementi della composizione complessiva: le parole, insomma, sono nel quadro, sono il quadro. E’ stato come uscire dall’astrazione e dal mentale del linguaggio. E’ stato come esplorare la lingua delle cose, la lingua muta ma espressiva di quell’immenso mondo extra-verbale che una volta era la Natura e che oggi è la Città, dove non tanto la tecnica regna, ma il caso, spesso, violento e talvolta sorprendentemente bello. Ecco perché il catrame, il cemento e il gesso, e, insieme, l’acrilico, il pigmento e l’antica tecnica della tempera all’uovo. Per provare con mezzi elementari ad indicare la complessità che non si lascia dire.’

‘Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer – fra l’altro – della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale  e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.

Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioé, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioé, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estesici.’ (Giovanni Anceschi, La scrittura rinnegata)

‘It’s hard to imagine a time when only landscapes and portraiture were the order of the day. We are surrounded by so many kinds of art today, that considering any restraints is nearly impossible. Here we are in the 21st century, where using words, letters, marks and gestures is quite common. Writing has become such an integral part of many an artist’s oeuvre. One such artist is Biagio Cepollaro. In some of his work, there’s the enigma of seeing legible words without being able to understand them, which makes us wonder what he’s saying; what ideas are being proffered. In other works, it’s only the gesture of writing that he captures and he uses that as construction, with no intention of conveying a meaning. But whether readable or not his compositions are all about writing and marks. Instead of looking at a still life or landscape, here we are appreciating something totally human; a man’s thoughts and gestures.’ (Dean Aldrich , Words and Mark Making )

Biagio Cepollaro (Napoli, 1959) che ha prodotto in un trentennio di attività poetica libri come la Trilogia 1985-1997 (Scribeide, Luna persciente, Fabrica) e i più recenti Versi Nuovi (2004) e Lavoro da fare (2006), in questa fase della sua vita si è dedicato intensamente all’attività pittorica, portando in tale ambito tutta l’esperienza compositiva e la sensibilità per i segni della poesia.

Due libri, editi da La Camera verde di Roma, illustrano il suo lavoro artistico: Nel fuoco della scrittura (2008), titolo omonimo delle mostre a Roma (La Camera verde,2008), Napoli (Il filo di Partenope,2009), Piacenza (Laboratorio delle Arti,2009) e Milano (Archi Gallery,2009) e Da strato a strato (2009).

La rivista il Verri (n.41, 2009)gli ha dedicato la copertina.

Sono intervenuti criticamente sul suo lavoro pittorico: Giovanni Anceschi, Introduzione a Da strato a strato, La Camera verde, Roma, 2009), Ottavio Rossani, Corriere della sera.it ; Paola de Ciuceis, Il mattino di Napoli, 15 gennaio, 2009; Rosanna Guida, Italo Testa, Davide Racca.

 

Info: www.cepollaro.it

biagiocepollaro@tin.it

Inaugurazione della mostra Da strato a strato, Oratorium Antiquum Passionis, S.Ambrogio

gennaio 8, 2010

Catalogo Mostra S.Ambrogio, Milano, 2009

 

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Biagio Cepollaro

Inaugurazione della mostra

e presentazione del libro Da strato a strato

 28-31 gennaio 2010

Presentazione

di Giovanni Anceschi

28 gennaio 2010 ore 18.00

Aperto dalle 15.00 alle 19.00

Antiquum Oratorium Passionis

Basilica di S.Ambrogio, Milano

 

Info: biagiocepollaro@tin.it

 

il Verri, n.41, ottobre 2009 ha come copertina la mia Icona-6

novembre 18, 2009

Copertina de il Verri n.41,2009

Ringrazio Giovanni e Valerio Anceschi e Milli Graffi per aver scelto una mia immagine per la copertina dell’ultimo numero de il Verri,41, ottobre 2009. (B.C.)

 

Giovanni Anceschi sul lavoro pittorico di Biagio Cepollaro

ottobre 18, 2009

Anticipo qui l’Introduzione al libro Da strato a strato in corso di pubblicazione presso La Camera verde di Roma.
Si tratta di un libro che raccoglie 21 immagini di dipinti su tavola e 21 testi poetici. (B.C.)

Scrittura rinnegata
Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer – fra l’altro – della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.
Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioé, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioé, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estesici.
Perché, alla fine, Cepollaro è uno scrittore rinnegato. Cepollaro è felicemente diventato a tutti gli effetti un pittore.
E per fissare il manifestarsi della sua constatazione di essere cambiato farò ricorso alla pratica dubitosa ma croccante dell’aneddoto: alla sua bella mostra, fatta al Laboratorio delle Arti di Piacenza, dopo il dialogo con Rosanna Guida e Italo Testa, io gli ho fatto una richiesta: gli ho chiesto di leggere ad alta voce, le sue opere pittoriche, usandole come partiture della performance di secondo grado… Poesia-pittura e ritorno. Ma Biagio ha proprio recalcitrato e si è impuntato, e questo non come un essere smarrito di fronte a una incapacità, ma al contrario come un essere equipaggiato di una definitiva certezza ontologica. Era cioè un’entità posta di fronte a una impossibilità.
La scrittura insomma è rimasta indietro, preliminare traccia procedurale. I quadri bisogna a questo punto guardarli e goderne rigorosamente senza leggerli, viene da dire. Bisogna godere delle materie, delle trasparenze, dei colori. Dei valori plastici e spaziali, gestuali e timbrici.
Scrivendo – come sto facendo io ora – si è però ineluttabilmente tirati giù nel gorgo del verbale come capita alla formica quando incappa nel grillotalpa e – a conferma, peraltro di quanto vedo e sento – non posso fare a meno di aggrapparmi a quella soglia del testo plastico e pittoriale che è il titolo. Come il bugiardino dei farmaci il titolo è un’istruzione per l’uso. “Grande quadro”, “Pala”.” Polittico”, “Predella”, avanzano l’istanza di iscrivere i lavori di Biagio addirittura nella Storia dell’arte, mentre “Iniziando dal rosso”, “Verso il rosso”,”Redimere il nero”, “Quello che c’è nel nero”, e “Al di là del bianco”, fanno evoluzioni intorno all’elemento certamente principale della pittura e cioè il colore. I suoi lavori si presentano talvolta come “Icone”; non però quelle della semiotica ma quelle delle ritualità mistiche della confessione ortodossa. Perché sono soprattutto “Tabulae” dell’anafora e praticamente mai sono figure della raffigurazione.
E infine i titoli ci dicono anche che cosa è rimasto della scrittura. Della linearità e della sequenzialità della scrittura è rimasto il tempo. C’è un titolo che dice: “Squadernare” (e non “Squadernato”), un altro che dice: “Intanto”, uno: “Nel prima il poi”, un altro: “Spirito in costruzione”, e poi esplicitamente: “Tempo che viene”.
E, infine, della poesia è rimasto qualcosa? Io direi che è rimasta la sostanza: i greci dicevano poiéin e Biagio parla sempre di fare un quadro.
Giovanni Anceschi, 2009