Posts Tagged ‘Italo Testa’

Biagio Cepollaro Mentre il pianeta ruota Mostra di pittura a Milano, 2 ottobre 2013

settembre 14, 2013

Tu se sai dire dillo 2013

Biagio Cepollaro

Mentre il pianeta ruota

Mostra di pittura

A cura di Fausto Pagliano

con una nota di Italo Testa

Laboratorio 1 aprile via Nicola d’Apulia 12 Milano

2 ottobre  2013

mercoledì ore 18.30

La mostra di Biagio Cepollaro, dal titolo  Mentre il pianeta ruota , s’inserisce all’interno della rassegna dedicata a Giuliano Mesa  Tu se sai dire dillo,  quest’anno alla sua seconda edizione e promossa oltre che dalla Galleria Ostrakon, dal Laboratorio 1 aprile  e dalla Libreria popolare di via Tadino.

La selezione di opere realizzate tra il 2011 e il 2013 è opera di Fausto Pagliano che guida il Laboratorio di pittura 1 aprile. Il titolo della mostra è tratto da una poesia di Cepollaro che costituisce il nuovo work in progress:

il corpo dorme per rigenerare in sé e da sé

gli umori parlanti: saranno liquide le frasi

di giubilo liquidi i richiami e le invocazioni

il corpo fa del sonno una pausa intensamente

viva all’interno della vita mentre il pianeta ruota

Italo Testa da Al gioco delle cose:

Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.

Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.

Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché

[…] ancora

si scrive e si pensa

ancora si fa arte

ma da un’altra parte (Lavoro da fare)

E perché in fondo

[…] senso vivo all’arte

l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)

Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.

http://www.scribd.com/doc/166428595/Biagio-Cepollaro-Catalogo-della-mostra-Mentre-il-pianeta-ruota-2013

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Foto della mostra da verso. transizioni arte-poesia San Carpoforo 2011

ottobre 16, 2011
Italo Testa e Biagio Cepollaro. Mostra di San Carpoforo 2011

Italo Testa e Biagio Cepollaro. Mostra di San Carpoforo 2011

Biagio Cepollaro, Italo Testa, Margherita Labbe. Mostra di San Carpoforo 2011
Biagio Cepollaro, Italo Testa, Margherita Labbe. Mostra di San Carpoforo 2011
 
 
 
 
Biagio Cepollaro mostra di San Carpoforo 2011
Biagio Cepollaro mostra di San Carpoforo 2011
 
 
 
 
 

Biagio Cepollaro, Reading all’Accademia di Brera 17 dicembre 2010, ore 14.30

dicembre 11, 2010
Biagio Cepollaro a Brera, Locandina

Biagio Cepollaro a Brera, Locandina

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA

DIPARTIMENTO ARTI VISIVE

SCUOLA DI GRAFICA D’ARTE

da verso

letture e interazioni fra poesia e arti visive

reading di Biagio Cepollaro

a cura di Italo Testa

venerdì 17 dicembre 2010

ore 14.30

Accademia di Brera, aula 25

cordinamento Margherita Labbe, Anna Mariani e Italo Testa

info: margheritalabbe@ababrera.it

Giovanni Anceschi sul lavoro pittorico di Biagio Cepollaro

ottobre 18, 2009

Anticipo qui l’Introduzione al libro Da strato a strato in corso di pubblicazione presso La Camera verde di Roma.
Si tratta di un libro che raccoglie 21 immagini di dipinti su tavola e 21 testi poetici. (B.C.)

Scrittura rinnegata
Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer – fra l’altro – della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.
Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioé, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioé, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estesici.
Perché, alla fine, Cepollaro è uno scrittore rinnegato. Cepollaro è felicemente diventato a tutti gli effetti un pittore.
E per fissare il manifestarsi della sua constatazione di essere cambiato farò ricorso alla pratica dubitosa ma croccante dell’aneddoto: alla sua bella mostra, fatta al Laboratorio delle Arti di Piacenza, dopo il dialogo con Rosanna Guida e Italo Testa, io gli ho fatto una richiesta: gli ho chiesto di leggere ad alta voce, le sue opere pittoriche, usandole come partiture della performance di secondo grado… Poesia-pittura e ritorno. Ma Biagio ha proprio recalcitrato e si è impuntato, e questo non come un essere smarrito di fronte a una incapacità, ma al contrario come un essere equipaggiato di una definitiva certezza ontologica. Era cioè un’entità posta di fronte a una impossibilità.
La scrittura insomma è rimasta indietro, preliminare traccia procedurale. I quadri bisogna a questo punto guardarli e goderne rigorosamente senza leggerli, viene da dire. Bisogna godere delle materie, delle trasparenze, dei colori. Dei valori plastici e spaziali, gestuali e timbrici.
Scrivendo – come sto facendo io ora – si è però ineluttabilmente tirati giù nel gorgo del verbale come capita alla formica quando incappa nel grillotalpa e – a conferma, peraltro di quanto vedo e sento – non posso fare a meno di aggrapparmi a quella soglia del testo plastico e pittoriale che è il titolo. Come il bugiardino dei farmaci il titolo è un’istruzione per l’uso. “Grande quadro”, “Pala”.” Polittico”, “Predella”, avanzano l’istanza di iscrivere i lavori di Biagio addirittura nella Storia dell’arte, mentre “Iniziando dal rosso”, “Verso il rosso”,”Redimere il nero”, “Quello che c’è nel nero”, e “Al di là del bianco”, fanno evoluzioni intorno all’elemento certamente principale della pittura e cioè il colore. I suoi lavori si presentano talvolta come “Icone”; non però quelle della semiotica ma quelle delle ritualità mistiche della confessione ortodossa. Perché sono soprattutto “Tabulae” dell’anafora e praticamente mai sono figure della raffigurazione.
E infine i titoli ci dicono anche che cosa è rimasto della scrittura. Della linearità e della sequenzialità della scrittura è rimasto il tempo. C’è un titolo che dice: “Squadernare” (e non “Squadernato”), un altro che dice: “Intanto”, uno: “Nel prima il poi”, un altro: “Spirito in costruzione”, e poi esplicitamente: “Tempo che viene”.
E, infine, della poesia è rimasto qualcosa? Io direi che è rimasta la sostanza: i greci dicevano poiéin e Biagio parla sempre di fare un quadro.
Giovanni Anceschi, 2009

Italo Testa su Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)

giugno 26, 2009

Al gioco delle cose

Come dovremmo guardare a Nel fuoco della scrittura, non solo al particolare rapporto che segni, simboli, grafemi, intrecciano con i supporti, la materia pittorica, ma anche e soprattutto a come tutto ciò si leghi ad una idea di poesia?

Perché questo fuoco della scrittura deve essere guardato alla luce di quella idea di poesia più ampia che Biagio Cepollaro invocava così nei suoi Versi nuovi:

perché le parole non siano ancora

solo parole

continua la poesia

continuala pure

senza parole

Anche in questo fuoco della scrittura continua la poesia. Non era la scelta del silenzio, che quei versi invocavano, ma piuttosto quella di ripensare la poesia nella chiave di un agire silenzioso che si misuri con l’istanza di novità del qui e dell’ora. Un novum che è “l’inizio di ciò che continuamente comincia”.

In che continuum si inscrive questa idea rinnovata di poesia? A quale continuità si apre? E che ne è delle parole?

disimparammo a scrivere

e scrivemmo solo parole (da Versi nuovi)

 

Cosa sarebbe una poesia per cui le parole non fossero solo parole? un atto di scrittura che non scriva solo parole?

Non è qui la fiducia nella poesia, e nella lingua, a venir meno.  Un’inguaribile fiducia nel fare poetico continua a sostenere i Versi nuovi, Lavoro da fare e anche questo Nel fuoco della scrittura.

E non è nemmeno la tensione alla sperimentazione sul linguaggio ad abbandonare il fare poetico di Cepollaro, che anzi intensifica il corpo a corpo con tutti gli strati e gli spessori della lingua.

Ciò che si consuma, che viene consumato, e lasciato alle spalle come un guscio vuoto, è invece l’idea della sperimentazione come mero procedimento formale e verbale: l’idea che la poesia sia solo una questione linguistica, e che la novità della poesia si misuri solo sulle parole.

Ora siamo ad una grande distanza da quell’idea, che aveva guidato dopotutto gran parte della poesia del novecento su opposte sponde – da quella simbolista a quella avanguardista – della poesia come funzione linguistica, e quindi come fondamentalmente intransitiva e autoreferenziale.

Anche se opera con le parole, e sulle parole, non è a partire da esse,  e dai suoi procedimenti formali, che la poesia dovrà essere pensata e sperimentata.

Ecco allora il lavoro da fare, il primato dell’azione, del disporre, di quell’”agire silenzioso” richiamato ancora in limine a Nel fuoco della scrittura, nei versi inaugurali:

oltre i segni dicemmo e intendevamo

un agire silenzioso dentro il ritrovato

limite del dire […]

 

E come questo agire, la poesia dovrà esser pensata in relazione a un contesto, che non è un contesto di sole parole, ma in cui le parole si inseriscono, sono prodotte, sono esse stesse evento di un agire tra le cose.

E’ questa idea di una poesia che producendo il suo contesto, insieme si libera ad un contesto più ampio, che ci richiamano i versi di Nel fuoco della scrittura, con l’idea di liberare le parole “dall’inganno, di veicolare da sole un senso”, con il richiamo a un senso “più vasto della poesia, come la vita/sempre lo è di ognuno di noi”.

Come dobbiamo leggere allora tutti i segni che  emergono dalle opere pittoriche di Biagio Cepollaro? Si tratta di parole che ricoprono il mondo, di un foglio mondo invaso, ricoperto dall’azione della scrittura? Se ci fermiamo a questa centralità della scrittura nell’opera pittorica, credo mancheremmo clamorosamente il bersaglio.

Perché qui non sono scritture che ricoprono il mondo – riducendolo a foglio, supporto dell’azione di scrittura – a manifestarsi. E non sono nemmeno parole poetiche che riassorbono nell’autoreferenzialità della lingua la materia pittorica.

Dobbiamo rovesciare invece il quadro. Non è l’idea del linguaggio poetico a coincidere con i limiti del mondo e a ridurre quest’ultimo a scrittura. Ma è nel limite ritrovato del linguaggio che invece si afferma un’idea estesa di poesia: di una poesia che venga al mondo attraverso e oltre il linguaggio.

Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.

Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.

Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché

[…] ancora

si scrive e si pensa

ancora si fa arte

ma da un’altra parte (Lavoro da fare)

 

E perché in fondo

 

[…] senso vivo all’arte

l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)

 

Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.

Foto dell’inaugurazione della mostra al Laboratorio delle arti di Piacenza

giugno 15, 2009

locandina

 

1

 

 

gruppo2

 

Italo Testa-Biagio Cepollaro

Italo Testa-Biagio Cepollaro

 

Fausto pagliano- Laura Crippa

Fausto Pagliano- Laura Crippa

Biagio Cepollaro- Rosanna Guida

Biagio Cepollaro- Rosanna Guida

Milli Graffi-Biagio Cepollaro-William Xerra

Milli Graffi-Biagio Cepollaro-William Xerra

Giovanni Anceschi-Biagio Cepollaro

Giovanni Anceschi-Biagio Cepollaro

gruppo-oo
W. Xerra- E.Gazzola

W. Xerra- E.Gazzola

 

2
William Xerra-Biagio Cepollaro

William Xerra-Biagio Cepollaro

visitatore-1
visitatore-2
lettura2
Per il videocatalogo della mostra: http://www.youtube.com/watch?v=z8GWUo2Bvns