Biagio Cepollaro, Dentro e fuori la pagina, 2009

Giugno 29, 2009 by cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Dentro e fuori la pagina, 2009

Biagio Cepollaro, Dentro e fuori la pagina, 2009

Biagio Cepollaro, Dentro e fuori la pagina, 2009
Dipinto su tavola, cm 40 x 100
Tecnica mista.

Italo Testa su Nel fuoco della scrittura (libro e mostra)

Giugno 26, 2009 by cepollaroarte

Al gioco delle cose

Come dovremmo guardare a Nel fuoco della scrittura, non solo al particolare rapporto che segni, simboli, grafemi, intrecciano con i supporti, la materia pittorica, ma anche e soprattutto a come tutto ciò si leghi ad una idea di poesia?

Perché questo fuoco della scrittura deve essere guardato alla luce di quella idea di poesia più ampia che Biagio Cepollaro invocava così nei suoi Versi nuovi:

perché le parole non siano ancora

solo parole

continua la poesia

continuala pure

senza parole

Anche in questo fuoco della scrittura continua la poesia. Non era la scelta del silenzio, che quei versi invocavano, ma piuttosto quella di ripensare la poesia nella chiave di un agire silenzioso che si misuri con l’istanza di novità del qui e dell’ora. Un novum che è “l’inizio di ciò che continuamente comincia”.

In che continuum si inscrive questa idea rinnovata di poesia? A quale continuità si apre? E che ne è delle parole?

disimparammo a scrivere

e scrivemmo solo parole (da Versi nuovi)

 

Cosa sarebbe una poesia per cui le parole non fossero solo parole? un atto di scrittura che non scriva solo parole?

Non è qui la fiducia nella poesia, e nella lingua, a venir meno.  Un’inguaribile fiducia nel fare poetico continua a sostenere i Versi nuovi, Lavoro da fare e anche questo Nel fuoco della scrittura.

E non è nemmeno la tensione alla sperimentazione sul linguaggio ad abbandonare il fare poetico di Cepollaro, che anzi intensifica il corpo a corpo con tutti gli strati e gli spessori della lingua.

Ciò che si consuma, che viene consumato, e lasciato alle spalle come un guscio vuoto, è invece l’idea della sperimentazione come mero procedimento formale e verbale: l’idea che la poesia sia solo una questione linguistica, e che la novità della poesia si misuri solo sulle parole.

Ora siamo ad una grande distanza da quell’idea, che aveva guidato dopotutto gran parte della poesia del novecento su opposte sponde – da quella simbolista a quella avanguardista – della poesia come funzione linguistica, e quindi come fondamentalmente intransitiva e autoreferenziale.

Anche se opera con le parole, e sulle parole, non è a partire da esse,  e dai suoi procedimenti formali, che la poesia dovrà essere pensata e sperimentata.

Ecco allora il lavoro da fare, il primato dell’azione, del disporre, di quell’”agire silenzioso” richiamato ancora in limine a Nel fuoco della scrittura, nei versi inaugurali:

oltre i segni dicemmo e intendevamo

un agire silenzioso dentro il ritrovato

limite del dire […]

 

E come questo agire, la poesia dovrà esser pensata in relazione a un contesto, che non è un contesto di sole parole, ma in cui le parole si inseriscono, sono prodotte, sono esse stesse evento di un agire tra le cose.

E’ questa idea di una poesia che producendo il suo contesto, insieme si libera ad un contesto più ampio, che ci richiamano i versi di Nel fuoco della scrittura, con l’idea di liberare le parole “dall’inganno, di veicolare da sole un senso”, con il richiamo a un senso “più vasto della poesia, come la vita/sempre lo è di ognuno di noi”.

Come dobbiamo leggere allora tutti i segni che  emergono dalle opere pittoriche di Biagio Cepollaro? Si tratta di parole che ricoprono il mondo, di un foglio mondo invaso, ricoperto dall’azione della scrittura? Se ci fermiamo a questa centralità della scrittura nell’opera pittorica, credo mancheremmo clamorosamente il bersaglio.

Perché qui non sono scritture che ricoprono il mondo – riducendolo a foglio, supporto dell’azione di scrittura – a manifestarsi. E non sono nemmeno parole poetiche che riassorbono nell’autoreferenzialità della lingua la materia pittorica.

Dobbiamo rovesciare invece il quadro. Non è l’idea del linguaggio poetico a coincidere con i limiti del mondo e a ridurre quest’ultimo a scrittura. Ma è nel limite ritrovato del linguaggio che invece si afferma un’idea estesa di poesia: di una poesia che venga al mondo attraverso e oltre il linguaggio.

Queste opere sono esse stesse la figurazione di una scrittura riassorbita nel mondo, del ritornare delle parole al loro contesto. Del loro essere riesperite a partire non da un fatto di lingua, ma dalla loro stessa azione fisica e materica. Del loro iscriversi nella nudità dell’esistere, nel contesto della vita propria – la vita che ci rappresentiamo – e insieme di una vita più ampia, anonima, di un universo a-verbale che scorre continuamente sotto di noi.

Così la pittura di Cepollaro è la messa in opera di questo attraversamento dei segni per andare oltre i segni, di una pratica artistica non auto conclusa, ma fondamentalmente eteronoma, che cerca la sua legge in quel continuum della vita che qui e ora può sempre esser riafferrata nella sua novità.

Non sono parole, dunque, ma ancora con parole innestate in una vita più vasta. Non arte per se stessa, ma ancora opera artistica, perché

[…] ancora

si scrive e si pensa

ancora si fa arte

ma da un’altra parte (Lavoro da fare)

 

E perché in fondo

 

[…] senso vivo all’arte

l’avrebbe dato il resto (Versi nuovi)

 

Di questa pratica l’opera pittorica di Cepollaro è una messa in opera, la figurazione di una idea poetica che continua oltre le parole e i segni, senza per ciò stesso annullarli, inchiodarli al silenzio, ma piuttosto inquadrandoli da un punto di vista in cui essi diventano tracce di un nostro stare materialmente esposti al mondo, “tracce scure o lucenti di un fuoco”, perché i segni e le parole possano stare finalmente “al gioco delle cose”.

Biagio Cepollaro, Leggendo, 2009

Giugno 25, 2009 by cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Leggendo, 2009

Biagio Cepollaro, Leggendo, 2009

Biagio Cepollaro, Leggendo, 2009
Dipinto su tavola
cm 100 x 11,5
Tecnica mista

Articolata recensione alla mostra Nel fuoco della scrittura su Corriere.it

Giugno 24, 2009 by cepollaroarte

Ringrazio Ottavio Rossani per l’articolata recensione alla mia mostra Nel fuoco della scrittura, in corso presso il Laboratorio delle Arti, Piacenza.

Mi ha colpito l’inserimento di un testo poetico tratto da Fabrica (Zona, 2002) che faceva riferimento alla centralità del suono che dissemina il senso: tale scelta mi fa pensare alle corrispondenze possibili anche nel ‘visivo’, dove apparentemente vi è silenzio. E alla presentazione di Italo Testa che aveva come oggetto l’uscire fuori dalle parole, per complicazione segnica, se così si può dire, e non per negazione.

E’ possibile leggere la recensione: Biagio Cepollaro a Piacenza, Nel fuoco della scrittura: tra poesia e pittura qui 

La mostra al Laboratorio delle Arti è prorogata per tutto luglio

Giugno 23, 2009 by cepollaroarte

La mostra di Biagio Cepollaro è prorogata per tutto il mese di luglio.Piacenza, Laboratorio delle Arti.

 Nell’ambito dei Venerdì Piacentini, il Laboratorio delle Arti è lieto

di invitarvi venerdì 26 giugno a partire dalle ore 21 all’apertura serale della galleria,

allietata da Vania Lo Bianco al pianoforte e Marta Canobbio al flauto, che proporranno una selezione di brani tratti dal repertorio classico e dalle più note colonne sonore cinematografiche.

Cogliamo l’occasione per comunicare che la mostra di Biagio Cepollaro verrà prorogata per tutto il mese di luglio e sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19. Laboratorio delle Arti – Piazza Barozzieri 7/a Piacenza – Tel. 0523-330057 – www.laboratoriodellearti.it

Foto dell’inaugurazione della mostra al Laboratorio delle arti di Piacenza

Giugno 15, 2009 by cepollaroarte

locandina

 

1

 

 

gruppo2

 

Italo Testa-Biagio Cepollaro

Italo Testa-Biagio Cepollaro

 

Fausto pagliano- Laura Crippa

Fausto Pagliano- Laura Crippa

Biagio Cepollaro- Rosanna Guida

Biagio Cepollaro- Rosanna Guida

Milli Graffi-Biagio Cepollaro-William Xerra

Milli Graffi-Biagio Cepollaro-William Xerra

Giovanni Anceschi-Biagio Cepollaro

Giovanni Anceschi-Biagio Cepollaro

gruppo-oo
W. Xerra- E.Gazzola

W. Xerra- E.Gazzola

 

2
William Xerra-Biagio Cepollaro

William Xerra-Biagio Cepollaro

visitatore-1
visitatore-2
lettura2
Per il videocatalogo della mostra: http://www.youtube.com/watch?v=z8GWUo2Bvns

Biagio Cepollaro a Piacenza il 13 giugno

Giugno 11, 2009 by cepollaroarte
Biagio Cepollaro a Piacenza

Biagio Cepollaro a Piacenza

Rosanna Guida a proposito della mostra

Chien il Creativo

 Questa mostra del poeta e pittore Biagio Cepollaro raccoglie sinteticamente un percorso ampio di esperienze del suo rapporto con la Pittura condotte a partire dal 2007 ad oggi. Cronologicamente, dapprima vi sono la serie delle “Pagine”, dei “Due serpenti”, la serie del “Tamburo di Shiva”, la serie delle carte per acquerello dipinte con tecnica mista, la serie della “Galassia”. A queste opere segue, successivamente nel tempo, la serie dei dipinti su tavola e cartone telato. La serialità è una modalità di relazione cara all’avanguardia artistica e musicale. Nella serialità si apprezzano i lievi spostamenti dalla centralità di un tema, le piccole modifiche che, via via, segnano e individuano un raffinamento del senso. Anche qui, nelle opere di Biagio Cepollaro, il bisogno della serie testimonia la necessità di non accontentarsi e di cercare di possedere la materia essenzializzando i passaggi  che definiscono un senso, una direzione, un orientamento. Nella Serie dei “due serpenti” spesso il piano viene diviso col colore in due o tre aree principali lievemente asimmetriche rispetto al quadro. Le cose avvengono sulle linee di confine tra un’area e l’altra. I movimenti delle linee si svolgono sinuosi come in una danza e lasciano tracce simili a quelle che fanno i serpenti attraversando il deserto; il mero alternarsi dei segni in un deserto di significati. Le stesure di colore conservano la trasparenza e sono perfettamente leggibili gli strati che si sovrappongono e che danno origine alle mescolanze.

Nella serie del “tamburo di Shiva” un doppio triangolo vincolato in un vertice diventa l’elemento propulsore per l’esplosione di parole che, sottoposte a movimenti martellanti, percussivi, si irradiano lungo direttrici che partono dal centro, dal vertice-vincolo. La rappresentazione di Shiva è molto cara all’iconografia orientale ed è un simbolo della proliferazione, della vitalità, della fertilità. Entrambe queste serie pittoriche scaturiscono dall’esperienza digitale, cioè  dall’impatto della pittura col digitale e, citando l’autore, dalla scoperta della “platonicità” del computer che tutte le idee rende possibili e realizzabili, per comprendere “quanto il virtuale influenza la realtà”. La traccia di quest’esperienza, condotta “corpo a corpo” con il digitale, si ritrova nella serie delle “Pagine”, dove il gesto della scrittura stampata si sottopone al gesto diretto della scrittura autografa, in una sorta di palinsesto che testimonia il contatto diretto col corpo. La scrittura del Poeta qui assume importanza in quanto gesto del Suo corpo. Non c’è la curiosità del gioco futurista delle parolibere, non c’è il divertimento della mescolanza delle forme delle parole alle forme della grafica; qui c’è piuttosto un “fuoco”, una tensione fisica: vortici, grumi di parole, buchi neri in cui le parole cadono, ombre dietro cui le parole si nascondono, cancellazioni, sparizioni, lacune, assenze. I riferimenti alle iconografie dei codici antichi costituiscono un tema centrale nei dipinti di Biagio Cepollaro. Ad esempio, nella serie della “Galassia” e delle carte per acquerello dipinte con tecnica mista, l’uso del colore dorato testimonia la sensibilità all’iconografia sacra. Ed è evidente anche la presenza totemica di simboli rintracciabili nelle pittografie delle antiche culture asiatiche e latino-americane. Trigrammi, esagrammi e simboli della divinazione dell’I Ching si alternano a forme geometriche semplici e colorate, triangoli, rettangoli e pittogrammi aztechi. Per Biagio è affascinante viaggiare con la mente. Fisicamente non compie mai viaggi che lo portino in luoghi geograficamente lontani ma è affascinato dalla possibilità di attraversare le culture di popoli diversi e così “corre un’avventura” tutta mentale che trova in queste opere la manifestazione dell’induzione reciproca di fantasia e realtà.

Nella serie dei dipinti su tavola e cartone telato e cioè nell’insieme di opere che nella mostra compaiono in modo più consistente, Biagio Cepollaro si cimenta con la sperimentazione dei materiali, trovando qui il piacere del gioco, la “felicità del caso” e della scoperta personale degli equilibri. Così il “fuoco”rovente “della scrittura” lascia spazio e tempo al divertimento, alla ricerca dell’equilibrio di una nuova vita. I segni delle parole fanno da contrappunto ai piani di colore acrilico, alle creste di gesso bianco, ai graffiti sul catrame nero e alle forme dorate. Stralci e guizzi di parole emergono attraverso le coltri colorate e flussi di parole si muovono in stormo, con scansioni ritmiche, a canone, per moto retto e per moto retrogrado, per moto obliquo, circolando e retroflettendosi intorno a baricentri e chiavi simboliche che diventano potenti attrattori magnetici. La scrittura autografa sulla tela e sulle carte si contorce, si innervosisce, aggrovigliandosi in vortici nodosi, lasciando tracce di fiamme roventi. Nei dipinti prevale l’uso dei colori fondamentali, blu, rosso giallo, saturi. Ad esempio nel dittico “Ne prima il poi” si nota un ritmo equilibrato di elementi blu, rossi, dorati, bianchi e neri che si ripetono. E’ inevitabile pensare ad una memoria dell’astrattismo e quindi a Klee e Kandinskji. Invece, nell’opera “Provando col Rosso” i riferimenti si trovano maggiormente nella pittura informale e nell’espressionismo astratto e penso a Ben Vautier e Jean Dubuffet. Macchie di “oggetti scritti” si sovrappongono a “macchie” di Pittura, alternando l’oro al Magenta e al nero. Infine, nei dipinti in cui domina il bianco, le parole sembrano sottrarsi, cancellarsi, sparire nei piani e negli strati sottostanti, come accade anche in molti dipinti di Cy Twombly.

Cito l’autore: “In queste opere osservo le parole dal di fuori,  private del loro significato”.

C’è una meraviglia in questo gesto. C’è il desiderio e la curiosità di osservare dove vanno le parole, in quale direzione si orientano nello spazio anisotropo. La scrittura diventa un gesto da contemplare con distacco, prendendo una distanza dal significato. Non si tratta dell’imitazione infantile del gesto automatico di Twombly perché Biagio ha attraversato da Poeta i significati delle parole e questo passaggio, vissuto con intensità, emerge con evidenza.

La pittura di Biagio è “un lavoro giovane”, in fieri, alla ricerca di una vita e non di una forma.

Milano, 16 giugno 2009                                                                                  Rosanna Guida

Biagio Cepollaro, Squadernare, 2009

Maggio 25, 2009 by cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Squadernare, 2009

Biagio Cepollaro, Squadernare, 2009

Biagio Cepollaro, Squadernare, 2009
Formato cm 120 x 120
Dipinto su due tavole, cm 60 x 120 ognuna.
Tecnica mista.

Biagio Cepollaro, Intanto, 2009

Maggio 21, 2009 by cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Intanto, 2009

Biagio Cepollaro, Intanto, 2009

 

Biagio Cepollaro, Intanto, 2009
Formato cm 200 x 100
Dipinto su due tavole , cm 100 x 100 ognuna
Tecnica mista.