il Verri, n.41, ottobre 2009 ha come copertina la mia Icona-6

Novembre 18, 2009 di cepollaroarte

Copertina de il Verri n.41,2009

Ringrazio Giovanni e Valerio Anceschi e Milli Graffi per aver scelto una mia immagine per la copertina dell’ultimo numero de il Verri,41, ottobre 2009. (B.C.)

 

La Camera verde, 14 novembre: ‘Da strato a strato’, di Biagio Cepollaro

Novembre 13, 2009 di cepollaroarte

Roma, La Camera Verde (via Miani 20)

sabato 14 novembre 2009
dalle ore 18:00 alle ore 21:00

Inaugurazione mostra di pittura e presentazione del libro

Da strato a strato

di Biagio Cepollaro
(collana Fedra)

21 immagini e 21 testi poetici

trittico secondo

Biagio Cepollaro, Trittico secondo, 2009

Dall’introduzione di Giovanni Anceschi:

Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer — fra l’altro — della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.
Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioè, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioè, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estetici.

 

La camera verde è in Via G. Miani 20 – 00154 Roma

(quartiere Ostiense)

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è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 17 (circa) fino a tarda sera:
telefonare e prenotare visioni & presenza al numero 340 5263877
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sito:  http://www.lacameraverde.com/

e-mail: lacameraverde [at] tiscali [dot] it

Biagio Cepollaro, Quattro opere in mostra, Camera verde,14 novembre 2009

Novembre 12, 2009 di cepollaroarte

Biagio Cepollaro, Tavola orizzontale, 2009

Ottobre 28, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro,Tavola orizzontale,2009

Biagio Cepollaro,Tavola orizzontale,2009

Biagio Cepollaro, Tavola orizzontale, 2009
Dipinto su tavola, cm 150 x 100.
Tecnica mista.

Giovanni Anceschi sul lavoro pittorico di Biagio Cepollaro

Ottobre 18, 2009 di cepollaroarte

Anticipo qui l’Introduzione al libro Da strato a strato in corso di pubblicazione presso La Camera verde di Roma.
Si tratta di un libro che raccoglie 21 immagini di dipinti su tavola e 21 testi poetici. (B.C.)

Scrittura rinnegata
Sono piuttosto soddisfatto di essere un grafico (cioè un designer – fra l’altro – della scrittura), perché i miei attrezzi conoscitivi mi sembrano abbastanza calzanti rispetto al lavoro di Biagio Cepollaro. Avere un piede nel verbale e uno nel figurale, e essere abituato a pensare che la scrittura ha un apparenza e una fenomenalità, va proprio bene per i quadri di Biagio.
Rispetto alla origine verbale, e poi scrittoria, però è come se Biagio quasi una volta per tutte, oltre che all’avviarsi di ognuna delle sue opere, facesse quanto dice Stefano Agosti a proposito di Klee e della pratica usata da tutti i pittori: il gesto, cioé, di strizzare gli occhi: “Socchiudendo gli occhi il pittore libera forme, masse, volume e colore dai loro vincoli con gli oggetti”, (e per Cepollaro gli oggetti sono “cose scritte”). Strizzando gli occhi il pittore nega, cioé, cancella, oblitera la semantica proprio per mettersi in grado di fare esplodere i valori estesici.
Perché, alla fine, Cepollaro è uno scrittore rinnegato. Cepollaro è felicemente diventato a tutti gli effetti un pittore.
E per fissare il manifestarsi della sua constatazione di essere cambiato farò ricorso alla pratica dubitosa ma croccante dell’aneddoto: alla sua bella mostra, fatta al Laboratorio delle Arti di Piacenza, dopo il dialogo con Rosanna Guida e Italo Testa, io gli ho fatto una richiesta: gli ho chiesto di leggere ad alta voce, le sue opere pittoriche, usandole come partiture della performance di secondo grado… Poesia-pittura e ritorno. Ma Biagio ha proprio recalcitrato e si è impuntato, e questo non come un essere smarrito di fronte a una incapacità, ma al contrario come un essere equipaggiato di una definitiva certezza ontologica. Era cioè un’entità posta di fronte a una impossibilità.
La scrittura insomma è rimasta indietro, preliminare traccia procedurale. I quadri bisogna a questo punto guardarli e goderne rigorosamente senza leggerli, viene da dire. Bisogna godere delle materie, delle trasparenze, dei colori. Dei valori plastici e spaziali, gestuali e timbrici.
Scrivendo – come sto facendo io ora – si è però ineluttabilmente tirati giù nel gorgo del verbale come capita alla formica quando incappa nel grillotalpa e – a conferma, peraltro di quanto vedo e sento – non posso fare a meno di aggrapparmi a quella soglia del testo plastico e pittoriale che è il titolo. Come il bugiardino dei farmaci il titolo è un’istruzione per l’uso. “Grande quadro”, “Pala”.” Polittico”, “Predella”, avanzano l’istanza di iscrivere i lavori di Biagio addirittura nella Storia dell’arte, mentre “Iniziando dal rosso”, “Verso il rosso”,”Redimere il nero”, “Quello che c’è nel nero”, e “Al di là del bianco”, fanno evoluzioni intorno all’elemento certamente principale della pittura e cioè il colore. I suoi lavori si presentano talvolta come “Icone”; non però quelle della semiotica ma quelle delle ritualità mistiche della confessione ortodossa. Perché sono soprattutto “Tabulae” dell’anafora e praticamente mai sono figure della raffigurazione.
E infine i titoli ci dicono anche che cosa è rimasto della scrittura. Della linearità e della sequenzialità della scrittura è rimasto il tempo. C’è un titolo che dice: “Squadernare” (e non “Squadernato”), un altro che dice: “Intanto”, uno: “Nel prima il poi”, un altro: “Spirito in costruzione”, e poi esplicitamente: “Tempo che viene”.
E, infine, della poesia è rimasto qualcosa? Io direi che è rimasta la sostanza: i greci dicevano poiéin e Biagio parla sempre di fare un quadro.
Giovanni Anceschi, 2009

Biagio Cepollaro, Progetto per Predella (Parte Seconda) 2009

Ottobre 14, 2009 di cepollaroarte

Biagio Cepollaro, Progetto per Predella (Parte Seconda) 2009.

Dieci dipinti su tavola, diverso formato, tecnica mista.
Versi tratti da: Biagio Cepollaro, Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma,2008.

Voce recitante di Biagio Cepollaro da Lavoro da fare, 2006

Testo critico di Davide Racca da Palinsesti: dietro l’opera pittorica di Biagio Cepollaro

Videoproduzione: www.cepollaro.it
Info: biagiocepollaro@tin.it

Recensioni sulla pittura di Biagio Cepollaro

Settembre 27, 2009 di cepollaroarte

Comincio a raccogliere qui alcuni riscontri critici alla mia opera visiva. Saranno poi via via aggiornati. (B.C.)

Biagio Cepollaro, Polittico, 2009

Settembre 8, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Polittico, 2009

Biagio Cepollaro, Polittico, 2009

Biagio Cepollaro, Polittico, 2009
Dipinto su cinque tavole, complessivi cm 240 x 150.
Tecnica mista.

 

Biagio Cepollaro, Pala-0, 2009

Settembre 4, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Pala-0, 2009

Biagio Cepollaro, Pala-0, 2009

Biagio Cepollaro, Pala-0, 2009
Dipinto su tavola, cm 20 x 150.
Tecnica mista

 

Biagio Cepollaro, Libbro, 2009

Settembre 1, 2009 di cepollaroarte

Biagio Cepollaro, LIBBRO,2009. Libro in copia unica, dipinto e rilegato a mano. 7 pagine dipinte più copertina, su carta con grammatura 300g/m, formato 10,5 x 15,5 cm. Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore.

 Ilfilodipartenope, 23 aprile -16 maggio 2009, via Sapienza,4, Napoli

Serie La Via dello Zolfo, 2008 in pdf

Agosto 29, 2009 di cepollaroarte

Biagio Cepollaro, Predella-Alfa, 2009

Agosto 29, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-Alfa, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-Alfa, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-Alfa, 2009
Dipinto su pannello telato, cm 40 x 50.
Tecnica mista.

Catalogo delle opere su carta, n.1, 2008

Agosto 24, 2009 di cepollaroarte

Catalogo delle opere su tavola n.2, 2009

Agosto 23, 2009 di cepollaroarte

CATALOGHI DELLE OPERE SU TAVOLA

Agosto 21, 2009 di cepollaroarte

copCatalogo-tavole-1

Avvio qui la pubblicazione di cataloghi in formato pdf delle opere, articolati per supporto.

Catalogo delle tavole, n.1, 2009   

 

 

 

 

Biagio Cepollaro, Pala-1, 2009

Agosto 14, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Pala-1, 2009

Biagio Cepollaro, Pala-1, 2009

Biagio Cepollaro, Pala-1, 2009
Dipinto su tavola, cm 50 x 150
Tecnica mista

Video: Progetto per Predella 2009 (Parte prima)

Agosto 10, 2009 di cepollaroarte

Biagio Cepollaro, Progetto per Predella (Parte prima), 2009

Quattro tavole dipinte, cm 40 x 80. Tecnica mista

Voce recitante: Biagio Cepollaro da Lavoro da fare (2006) www.cepollaro.it/LavFarTe.pdf

Testo critico: Italo Testa, da Il gioco delle cose, presentazione della mostra

Nel fuoco della scrittura,Laboratorio delle Arti di Piacenza

13 giugno- 30 luglio 2009

Biagio Cepollaro, Predella-B, 2009

Agosto 9, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-B, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-B, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-B, 2009
Dipinto su tavola, cm 100 x 20
Tecnica mista.

Biagio Cepollaro, Predella-A, 2009

Agosto 6, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-A, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-A, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-A, 2009
Dipinto su tavola, cm 100 x 20
Tecnica mista.

Biagio Cepollaro, Predella-4, 2009

Agosto 3, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-4, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-4, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-4, 2009
Dipinto su tavola, cm 40 x 50
Tecnica mista.

Biagio Cepollaro, Predella-3, 2009

Luglio 28, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-3, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-3, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-3, 2009
Dipinto su tavola, cm 40 x 50
Tecnica mista.

Biagio Cepollaro, Predella-2, 2009

Luglio 26, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-2, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-2, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-2, 2009
Dipinto su tavola, cm 40 x 50
Tecnica mista.

Su Gli amori di William Xerra

Luglio 22, 2009 di cepollaroarte

Xerra-amori

Su Gli amori di William Xerra

Catalogo, Edizioni il Verri, Milano, 2009

Testo di Elisabetta Longari

In epigrafe al catalogo, Milli Graffi efficacemente tocca lo specifico dei lavori di Xerra che è quello di costituire un ‘unicum teorico’, incrociando poesia e arti visive.

Xerra stabilisce, al di sotto dell’evidente separazione materiale, una perfetta reciprocità tra i due codici che, proprio a partire dall’accostamento, si rinsaldano, ognuno per proprio conto, nella loro natura di codice (e quindi amministrazione del senso, potere, tradizione, sforzo umano di classificare, negazione dell’eccesso e invito allo stesso).

Reciprocità qui vuol dire che l’immagine si carica di senso poetico (allude al linguistico ma per sondarne lo scacco) e la parola si piega alla sensorialità dell’immagine (allude alla tradizione pittorica e fotografica ma per negarle).

Gli amori di Xerra sono costituiti da lavori realizzati dal 1973 fino al 2008. Si tratta all’inizio di cartoline d’epoca, d’impianto sentimentale e romantico da cui viene asportata una delle due figure: il vuoto che sostituisce l’amato o l’amante, va a costituire l’assenza, lo spazio libero per ogni proiezione. Scritte sovrapposte in diverse lingue dicono il linguaggio amoroso toccando l’intero spettro della passione e del sentimento.

Nel testo critico che apre il catalogo, Elisabetta Longari insiste su due chiavi: una, la fragilità (aderenza alla finitezza sia gnoseologica che fisica dell’uomo), l’altra l’assenza, l’assenza come manque, mancanza costitutiva, e non occasionale: e dunque i lavori disegnano il limite della metafisica come su di una sorta di crinale kantiano dove l’agnosticismo cede il passo alla fascinazione del ‘come se’ per poi fare il cammino inverso…Senza chiudere il discorso, vivendo, appunto, l’attesa, attraversando giorno dopo giorno la mancanza.

Xerra sta al gioco dell’invisibile ma costringendolo alla verifica, costringendolo, in definitiva, a riconoscersi come tale. E allora il problema diventa: qual è il nostro rapporto con l’invisibile? Che poi può essere il sacro, declinato negli archetipi delle divinità o in fenomeni umani come l’amore.

Xerra sembra dirci: non sappiamo come ma ci stiamo già convivendo. Basta mettere allo scoperto l’attesa del miracolo per verificare non il miracolo -che non avviene- ma la sua attesa, la sua necessità, il nostro limite.

Gli amori di William Xerra mettono in scena una fenomenologia dell’amore ma non nel senso dei frammenti del discorso amoroso di barthiana memoria ma come occasione privilegiata per l’intelligenza critica di fare i conti con il vissuto, con l’emozione potente, di fare i conti con la natura dell’inganno fino a rovesciare i termini dell’indagine, fino a potersi formulare come inganno della natura. Il dispositivo amoroso è per sua natura, infatti, proiettivo.

Eppure l’amante ci crede. E ci crederà sempre se vuol restare tale. L’ironia di Xerra non è generata dalla critica cerebrale alle illusioni, ma è ironia che ha sposato la tenerezza. E’ una mossa, questa, che permette di amare pur sapendo che l’assenza, il dubbio, la fragilità, la negazione, fanno parte del gioco. E si tratta di un gioco importante, forse il più importante che nella vita di un uomo può capitare. La stessa arte e il rapporto di un artista con l’arte hanno questo fondamento proiettivo, dove l’assenza è più decisiva della presenza, dove il ‘da fare’ conta più del già fatto, dove l’ulteriorità del senso e il non detto, anche se non pacificati, sono di casa.

L’ironia tenera non elimina la sofferenza ma ha il sapore provvisorio di una istantanea e breve liberazione.

Si può esplorare il nulla, come sottolinea Longari, quando bene individua l’oggetto narrato che è ‘il vorticoso nulla che è il vero volto della società contemporanea’, senza per questo diventare nichilisti? Le opere di Xerra sembrano dire di si.

Il nichilismo è un portato cerebrale che ha privato il concetto di ogni sua radice sensoriale fino a sradicarlo. Qui, al contrario, viene ribadita la necessità di attrezzarsi a convivere col nulla costitutivo fino a che le uniche sole ricchezze su cui l’umano potrà contare emergeranno.

Niente di più ma neanche niente di meno.

L’ironia tenera svela così il possibile distinguendolo dall’impossibile: pare quasi che il disorientamento della menzogna dichiarata sia la condizione necessaria per rendere le cose vive.

La firma ‘Io mento’ (che costella i lavori dal ’98) si collega strettamente all’altra firma ‘Vive’ (1972). L’accettazione del relativismo e della non completezza, insieme al riconoscimento della necessità dell’inganno e dell’auto-inganno, l’accettazione, al fondo, della solitudine costitutiva, tanto conoscitiva quanto emozionale, si pongono come presupposto per un’apertura e una relazione con il mondo e con l’altro dove vanno insieme vigilanza e abbandono, ironia e passione.

 Biagio Cepollaro

Biagio Cepollaro, Predella-1, 2009

Luglio 21, 2009 di cepollaroarte
Biagio Cepollaro, Predella-1, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-1, 2009

Biagio Cepollaro, Predella-1, 2009
Dipinto su tavola, cm 40 x 50
Tecnica mista.